0°C al suolo e zero termico a 3 mila metri; come è possibile?

Il livello dello zero termico è l’altitudine massima alla quale la temperatura raggiunge il valore di 0°C. In condizioni “normali“, ovvero di atmosfera rimescolata la temperatura, per via della maggior rarefazione dell’aria, scende sempre salendo di quota. E’ per questo che in montagna solitamente fa più freddo che in pianura. Dunque il limite dello zero termico si può trovare a mille, duemila, tremila metri, a seconda della stagione e della massa d’aria che ci interessa.

Esempio: durante l’inverno, in presenza di masse d’aria fredde provenienti dalle regioni polari, può capitare che lo zero termico si possa trovare anche a livelli di pianura, mentre le zone montane sono certamente sotto lo zero.

C’è un caso però che può generare confusione; se, anziché in condizioni di atmosfera rimescolata, ci troviamo in condizioni di ristagno atmosferico con tanto di inversione termica e dinamica, assistiamo ad un aumento della temperatura con la quota.

ESEMPIO: durante l’inverno, in presenza di alta pressione, può capitare di avere 0°C in pianura (vedi le classiche situazioni nebbiose della val Padana); poi la temperatura sale con la quota fino al limite dell’inversione andando sopra lo zero. Salendo ulteriormente, non trovandoci più in condizioni di inversione, la temperatura inizia a scendere con la quota fino a raggiungere nuovamente gli 0°C a 3.500 metri. Ebbene quest’ultima quota rappresenta il livello dello zero termico considerato, in relazione alla massa d’aria. Ci sono anche situazioni in cui più strati di inversione a quote diverse possono dar luogo al valore di 0°C a livelli diversi sovrapposti (ad esempio come rappresentato in figura, in pianura, a 1.200, 1.500, 2.000 metri, poi a 3.000 metri e ancora a 3.500 metri). Anche in questo caso il livello dello zero termico considerato in meteorologia è quello più alto, ossia a 3.500 metri.

Luca Angelini