10°C sopra la media: permafrost nell’oceano in Alaska

Nei territori posti alle alte latitudini (oppure alle alte quote) lo strato sotterraneo che rimane congelato tutto l’anno è detto permafrost. Là sotto il calore superficiale dell’estate non riesce a penetrare e così si crea una riserva di “freddo” tra un inverno e l’altro. Il rocce del permafrost costituiscono una agglomerato tenuto insieme dal gelo. Quando però le temperature dei terreni rimangono su valori superiori allo zero per troppo tempo, il calore tende a trasmettersi al permafrost che quindi inizia a fondere.

In questo modo l’azione collante operata dal gelo viene meno e il permafrost crolla. Accade così per esempio sulle nostre Alpi, dove il disgelo estivo può portare a crolli rovinosi, ma accade anche nei substrati costieri. Guardate cosa è accaduto in Alaska, dove una costa rocciosa si sta sbriciolando sotto l’azione del moto ondoso e dell’aumento delle temperature nell’Artico. Le regioni polari sono infatti quelle che per loro natura stanno subendo il riscaldamento più drammatico, con anomalie spesso superiori ai +10°C rispetto alle medie stagionali.

Fonte: NASAFoto: Benjamin Jones, USGS – Credit: Chi ha paura del buio

Report Luca Angelini