28 October 2020

20 gradi in Antartide, dalla misurazione “fai da te” alla fake news

Dopo i 18,3°C rilevati alla stazione meteorologica sita alla base di Esperanza nella Penisola Antartica, (dato correttamente rilevato, anche se ancora in fase di validazione da parte dell’Organizzazione Meteorologia Mondiale, WMO) ha fatto scalpore il valore presunto di oltre 20 gradi rilevato pochi giorni fa alle Seymour Island, sempre all’estremità settentrionale della Penisola Antartica (fuori dal Circolo Polare). Ebbene, tanto per iniziare, il dato diffuso è stato rilevato da una stazione non omologata WMO e pertanto inattendibile.

Ma come può succedere che un dato qualsiasi possa essere ritenuto valido, e pubblicato in tutto il mondo, anche da agenzie di comprovata professionalità, e poi rivelarsi una bufala? Può accadere quando fin dall’origine si intende divulgare in cattiva fede un contenuto fake, ma produttivo in termini di entrate pubblicitarie.

A tal proposito il Professor Teodoro Georgiadis ci spiega la procedura corretta di raccolta e validazione dei dati meteorologici e climatici. ” Affinchè’ un dato possa essere considerato attendibile all’interno della Comunità Scientifica, deve essere raccolto seguendo le linee imposte dalla WMO e chiamate CIMO Guide. Questo, inoltre, non e’ sufficiente in quanto (sempre secondo le stesse raccomandazioni) il dato deve venire successivamente validato attraverso ulteriori e ben precise procedure di controllo

Ovviamente, nelle campagne di misura, non tutte le strumentazioni possono rispondere al 100% a queste linee guida, ma possono sottintendere diverse tarature e quindi risultanze differenti. Differenze minime, ma pur sempre differenze. Però, prima di diffondere questi dati e utilizzarli “coram populo” bisognerebbe attenersi ad altri procedimenti ancora.

Per esempio, nelle mie misure di qualità dell’aria, obbligo a riportare il dato in forma normalizzata tra 0 ed 1, in quanto mettere il dato in forma ingegnerizzata (con la propria unita’ di misura) potrebbe indurre il lettore a paragonarlo a quello delle misure ARPA. Tra il mio dato e quello ARPA esisterà quindi una differenza: quale dei due dati sarà valido? Il mio che non risponde a queste specifiche regole di controllo (anche se calibrato) o quello di ARPA?

Da qui il rischio che il lettore finale sia indotto nel grave errore di considerare un dato (di ricerca) migliore dell’altro (di controllo) e scatenare così un finimondo non giustificato.” La divulgazione arbitraria di questi dati, oltretutto se affetti da errori di calibrazione (il caso dei nostro 20 gradi alle Seymour, manco fossero le Hawaii…), può indurre taluni a cavalcare la notizia distorcendo la realtà a proprio piacimento, procedura scorretta cui siamo ormai tristemente abituati.

Luca Angelini

Powered by Siteground