13 November 2019

Aggiornamento ghiacci artici: solo il 2012 andò peggio di quest’anno

Alla fine del mese di settembre la superficie ghiacciata nella regione artica raggiunge di norma – al termine della fusione estiva – la sua minima estensione annuale. Nella figura sotto è rappresentata la climatologia di questo processo, ovvero l’intervallo entro il quale è normalmente oscillata l’estensione della superficie ghiacciata nel trentennio compreso tra il 1981 e il 2010.

L’andamento relativo agli anni successivi è invece indicato con le diverse linee colorate. Nella parte bassa del grafico emergono uno dopo l’altro le annate in cui il processo di fusione è stato marcatamente anomalo, a tal punto da ridurre così sensibilmente le aree ghiacciate da raggiungere un’estensione minima del tutto estranea a questa climatologia: tra tutti troviamo il 2012 (il peggiore), inseguito dal 2019 (il secondo peggiore in assoluto) e poi tutti gli anni a retrorso fino al 2015. 

In altre parole degli ultimi nove anni (2011-2019) ben sei hanno registrato, non solo in settembre-ottobre, ma anche in tutti gli altri mesi dell’anno, un’estensione della superficie ghiacciata “fuori scala“, ossia statisticamente non più compatibile con la climatologia degli ultimi 30 anni che, di fatto, pare ormai essere stata superata troppo in fretta.

Ecco, lo sottolineiamo ancora una volta: c’è la fretta di mezzo. Proprio quella fretta che gli scienziati del clima chiamano “processo di accelerazione” del cambiamento climatico, quella fretta che rende ogni mutamento, caldo o freddo che sia, un serio problema.

Andrea Corigliano e Luca Angelini

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