Anche l’Italia ha i suoi "mini-blizzard", leggete qui…

Come sempre gli Americani ci arrivano prima. In questo caso lo possiamo anche capire, visto che un vero oceano (e non è l’Atlantico) divide il modus operandi e la divulgazione della meteorologia tra noi e i cugini d’oltre oceano. Il termine Blizzard è nato per identificare quelle tempeste di neve accompagnate da irruzioni di aria artica che durante l’inverno possono investire con estrema severità il Canada e le coste orientali degli Stati Uniti.

E sono stati dunque proprio gli Americani a fissare i connotati di questo temibile fenomeno della natura che naturalmente può verificarsi anche in altre parti del globo, sulle zone polari come lungo la fascia temperata e quindi anche in Europa. Per essere classificato come Blizzard dobbiamo però rispettare alcuni parametri: trovarci dinnanzi ad una bufera di neve con vento di almeno 35 mph, ovvero circa 55 km/h e temperature che procurino un wind chill (mix di vento+ freddo) di almeno -20°C.

Con queste condizioni la neve viene soffiata praticamente in orizzontale lungo le streamlines del vento e può causare la diminuzione della visibilità al di sotto dei 500 metri, ma ciò non basta ancora: a una tempesta con queste caratteristiche viene conferito il titolo di Blizzard quando ha una durata superiore alle 3-4 ore. Negli ultimi anni i climatologi americani hanno notato un aumento in frequenza e intensità di queste tempeste lungo la costa orientale degli USA. I motivi sono spiegati in questo interessante approfondimento. 

Se ci pensiamo bene però, anche l’Italia ha i suoi mini-blizzard (naturalmente nel corso di inverni normali) , un fenomeno più frequente di quanto si pensi: consideriamo ad esempio le violente bufere di neve che si accompagnano al transito delle perturbazioni invernali sulle cime delle Alpi o dell’Appennino, il cosiddetto “Scaccianeve” nostrano. Pensiamo agli effetti della Bora o della Tramontana scura, rispettivamente sul Triestino e sulla Liguria centrale, ma anche i forti venti di Grecale spinti da masse d’aria gelida generatesi sulle steppe siberiane, che investono con particolare severità le nostre regioni adriatiche raggiungendo a volte perfino le coste.

Trovarsi immersi in una tempesta di questo calibro crea diversi rischi, dovuti essenzialmente alla difficoltà di respirare per via della neve sminuzzata dal vento che si introduce nelle vie respiratorie. Rischi dovuti anche agli accumuli abnormi causati dall’azione eolica ripetuta per diverse ore, nonchè alla visibilità ridotta che, unitamente al rapido attecchimento della neve al suolo, non permette di procedere in sicurezza sulle strade.

Insomma, al pari dei cacciatori di temporali, anche gli amanti di queste tempeste invernali hanno da prendersi le loro precauzioni perchè il Blizzard, se lo conosci lo eviti, ma se lo vuoi conoscere ancora meglio, lo vai a cercare…

Luca Angelini

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