25 October 2020

Artico: i ghiacci tengono il clima continua a cambiare

ghiacciAnche se l’estensione della banchisa artica nel 2014 ha fatto decisamente meglio dei sei anni precedenti, il clima sulla calotta artica sta mostrando forti segnali di cambiamento. Un cambiamento che, ad esempio, ha portato in Alaska un inverno con temperature mediamente al di sopra della norma fino a 10°C.

In altre parole, il riscaldamento delle regioni artiche avviene a un tasso più che doppio rispetto a quello misurato a latitudini più basse. Nonostante dal punto di vista di alcuni parametri climatologici, il 2014 non sia stato un anno da record (negativo), l‘Arctic Report Card, con il contributo di 63 ricercatori di numerose università ed enti di ricerca di 13 paesi, conferma che la tendenza al cambiamento di tutto il sistema artico continua senza tregua.

L’aumento delle temperature medie artiche è stato causato innanzitutto da un periodo di eccezionale calore durante l’inverno, quando il vortice atmosferico polare si è spostato sugli Stati Uniti continentali, consentendo all’aria calda di infiltrarsi nella regione artica. In gennaio, in Alaska si è avuta una temperatura di dieci gradi Celsius superiore alla norma, mentre le anomalie nella parte orientale del Nord America e in Russia erano di cinque gradi sotto la media, a causa di infiltrazioni di aria fredda da nord.

Il ritiro del ghiaccio marino in estate espone alla radiazione solare e a un aumento delle temperature superficiali tutti i mari marginali del Mar Glaciale Artico. Questa tendenza è particolarmente marcata nel Mare dei Ciukci, dove la temperatura superficiale sta aumentando a una velocità di 0,5 gradi Celsius al decennio. Nell’estate appena trascorsa, la più grande anomalia si è registrata nel Mare di Barents e nelle aree circostanti allo Stretto di Bering dove la temperatura è stata di 4 gradi Celsius al di sopra della media 1982-2010.

Ma i cambiamenti interessano anche la terraferma. I ghiacci terrestri, rappresentati in buona parte dalla calotta della Groenlandia, hanno subito un notevole fenomeno di fusione nel 2014. L’area interessata dalla fusione dello strato di ghiaccio ha raggiunto il 39,3 per cento della sua superficie e a giugno e luglio il numero di giorni di fusione su gran parte della calotta ha superato la media del periodo 1981-2010.

E infine l’Eurasia, nel mese di aprile è stato raggiunto un nuovo record negativo della copertura nevosa, a cui corrisponde un cambiamento nella produzione vegetale nella tundra che, come mostrano le osservazioni da satellite, ha registrato un aumento del 20 per cento circa nella biomassa della tundra rispetto alla media 1982-2013. Tuttavia, se si considera tutta la stagione primaverile ed estiva, la copertura verde della tundra è stata fra le più basse dal 1999.

Fonte Le Scienze adattamento Luca Angelini

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