18 January 2021

Asia centrale: pressione (e temperature) da record

Per chi soffre di dolori cervicali certamente trovarsi in questo periodo negli Stati dell’Asia centrale – Kazakhstan, Mongolia, sud della Siberia – non sarebbe la soluzione più adatta. E non tanto per le temperature estreme (da queste parti sono la consuetudine in questo periodo), quanto per la pressione atmosferica che grava al suolo (e sul collo…).

Da settimane infatti la presenza di un potentissimo anticiclone termico, ossia di una figura di alta pressione presente solo nei bassi strati e costruita dalla spinta esercitata dall‘aria gelida molto densa che giace nei bassi strati, fa rilevare valori da record: si è arrivati anche a 1.070hPa di pressione al livello del mare!

Ovviamente stiamo scherzando riguardo la cervicalgia, ma l’osservazione risulta pertinente per i dati meteorologici limite, che hanno ripercussioni anche a scala globale. Pensate ad esempio che le correnti occidentali in arrivo dall’Europa, giunte davanti al muro gelido – e ovviamente anche alle catene montuose che lo delimitano – sono costrette a deviazioni così brusche da far partire, come una corda pizzicata, una serie di onde d’aria (cicloni e anticicloni), i quali poi si propagano verso est raggiungendo il Pacifico e in seguito, amplificate, il nord America.

Da qui queste ondulazioni ripartono ulteriormente riassettate verso est e si portano sull’Atlantico tornando in Europa per chiudere il cerchio che attualmente le vede alimentare la nota area ciclonica che ci sta interessando. Questo transito di onde, molto sviluppate in altezza e profondità, va a disturbare anche la circolazione polare e la predispone alla fuoriuscita di aria fredda verso le medie latitudini.

Il blocco gelido siberiano però, seguendo l’andamento sinuoso di queste ondulazioni, non viene verso di noi ma si porta verso est e andrà ad investire senza sconti il comparto giapponese e il nord della Cina, dove dunque a breve si potrà avere una intensa ondata di gelo. L’Europa invece rimanendo a monte di tutto questo, dovrà al più controllare quello che si prepara al di qua degli Urali, dove al momento è in atto un persistente blocco anticiclonico dinamico, ossia costituito da aria calda che scende dalle quote superiori. Al di qua di quel limite può solo scendere aria polare marittima o refoli continentali intermedi (non freddissimi).

Domanda: non c’è invece modo di deviare almeno parte di quello sterminato lago gelido continentale in moto retrogrado verso l’Europa? Risposta: si, ma per quello dovremmo chiedere una mano alla stratosfera. E, a proposito, lassù la situazione non sembra affatto tranquilla. Vale a dire che, a lungo andare, potrebbe (potrebbe…) riservare qualche sorpresa. Una recente inversione delle correnti stratosferiche a quei livelli potrebbe infatti trasmettersi verso il basso e trascinare verso ovest il bordo più periferico del muro gelido accompagnandolo verso l’Europa nella seconda metà di gennaio. E’ una eventualità al momento piuttosto remota ma non impossibile. Semmai si avverasse contateci: noi saremo di sicuro qui a commentarla.

Luca Angelini