22 October 2018

I blocchi atmosferici, ecco perchè a volte il tempo si inceppa

La circolazione generale dell’atmosfera altro non è se non la rappresentazione più alta e magnifica della perfezione della Natura. La diversa esposizione delle guance del mondo ai raggi solari causa una diversa distribuzione dell’energia assorbita e ritrasmessa all’oceano d’aria che ci circonda e che si chiama atmosfera. Da qui le differenze di temperatura tra equatore e poli. Proprio da qui a sua volta la Natura parte per ristabilire l’equilibrio perso.

Diciamolo subito, è una battaglia persa in partenza, visto e considerato che, a causa della rotazione terrestre, quell’equilibrio non verrà mai raggiunto. Ma anche questo fa parte di quel grande progetto chiamato Pianeta Terra, progetto che ha permesso la nascita e lo sviluppo della vita, unico esempio nel nostro Sistema Solare.

La caratteristica climatica delle nostre latitudini in seno a questo meccanismo di ripristino degli equilibri termodinamici, vede prevalere una fascia di correnti che ruotano intorno al globo da ovest verso est: sono le correnti occidentali, le westerlies. La rotazione terrestre influisce su questi lunghi nastri di aria, i quali scorrendo impattano contro catene montuose, attraversano spazi occupati alternativamente da terre emerse e da oceani sconfinati. Il risultato finale è che queste correnti iniziano ad ondulare trasportando aria calda verso nord e aria fredda verso sud. Da qui nascono le onde atmosferiche di grande ampiezza altresì note con il nome di onde planetarie e, se rispondenti a determinati parametri matematici, anche atmosferiche di Rossby.

blocchi1Ebbene, come qualsiasi altra onda, anche queste possono assumere notevoli ampiezze e pertanto stirarsi lungo i meridiani esasperando gli scambi termici nord-sud fino a rompersi, esattamente come accade per i cavalloni nel mare. Se l’ampiezza dell’onda raggiunge e supera determinati valori ecco che queste onde tendono a stabilizzarsi raggiungendo un equilibrio gravitazionale che le fa divenire quasi permanenti. In sostanza la circolazione atmosferica entro queste onde rallenta fino a bloccarsi. Stop, l’atmosfera si ferma. Il tempo si inceppa.

Questo blocco può durare da qualche giorno a diverse settimane e riesce a determinare talvolta pericolose situazioni meteorologiche nell’uno o nell’altro senso, a seconda di quale parte del blocco ci coinvolga. Il classico blocco anticiclonico a “omega”, così detto per la sua caratteristica forma che ricorda la lettera greca, può recare lunghi periodi siccitosi e con temperature superiori alla norma, mentre le controfigure cicloniche che stringono ai lati la nostra alta pressione apportano lunghe e persistenti fasi di maltempo foriere, in determinati frangenti, anche di eventi di tipo alluvionale.

blocchiLungo l’emisfero esistono due zone dove i blocchi risultano più frequenti (vedi ultima figura sotto), la longitudine di circa 0° (meridiano di Greenwich) e la longitudine di 180°, esattamente dalla parte opposta dell’emisfero. Da qui l’individuazione delle rispettive onde anticicloniche note rispettivamente come wave 1 (alta delle Aleutine) e wave 2 (alta delle Azzorre). La figura in mezzo invece individua tramite il diagramma di Hovmoller, la disposizione dei blocchi atmosferici che si sono susseguiti da ottobre sino al primo di gennaio. Qualora nella stagione invernale entrambe le onde crescano lungo i meridiani per immissione di energia da parte delle basse latitudini, possono verificarsi destabilizzazioni anche vistose a carico della circolazione circumpolare, con ritorno di aria polare verso le medie latitudini.

Nascono proprio da questo meccanismo le ondate di freddo e neve tipiche dell’inverno.

Luca Angelini

 

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