Buran, Ghibli, Monsone, Bora: ad ogni zona il suo vento

I venti che vuoi ma dei paesi tuoi“. Ogni anno, durante la stagione invernale, i soliti siti senza scrupoli, facendo leva sulla spettacolarizzazione a tutti i costi, infarciscono un esercito di appassionati inconsapevoli con il termine “Burian“, volendo indentificare un fantomatico vento gelido foriero di ondate di freddo record in Italia. Anzitutto c’è un errore di ortografia: il vento in questione si chiama “Buran” e non Burian. Secondo: c’è un errore di collocazione geografica: il Buran è un vento che soffia in Asia e non in Europa. Semmai la massa d’aria polare continentale trasportata in origine da questo vento riuscisse a spingersi fino a noi (evenienza ormai rarissima per il progressivo ritiro della figura anticiclonica termica russo-siberiana), si presenterebbe con la nostra rosa dei venti, ovvero irrompendo attraverso venti orientali di Bora, Grecale o Levante.

Non siete convinti? Bene, allora prendiamo lo Scirocco: seguendo lo stesso ragionamento di cui sopra il nostro vento caldo di sud-est dovremmo chiamarlo “Ghibli”, dato che la massa d’aria di partenza (subtropicale continentale) arriva proprio dall’Africa. Nessuno però si sognerebbe di farlo, perché il Ghibli è un vento africano e non europeo. E vogliamo parlare del Sant’Ana Californiano? E’ esattamente il nostro Foehn alpino, ma nessuno ha mai detto che nella valle dell’Isarco soffia il Sant’Ana…. Stesso discorso con il Monsone: esiste quello indiano, quello africano, quello australiano, quello americano… Qualcuno si azzarderebbe a parlare di Monsone in Italia? No, a parte i soliti noti, che volgarmente vanno a coniare per l’occasione anche l’ulteriore nefandezza meteo di “bomba d’acqua” al posto di “nubifragio”, che ovviamente, come ormai avrete capito, in meteorologia non fa testo.

Luca Angelini