30 November 2020

Capire i bollettini: il “ciclone” non è un “uragano”

Della serie “le parole sono importanti” proseguiamo la nostra disanima ponendo la nostra attenzione oggi su un altro termine che molto spesso viene frainteso in sede di previsione: CICLONE. Questa parola evoca una figura estrema, spaventosa, foriera di disastri, il più delle volete scambiato addirittura per un uragano (ciclone tropicale), se non per altri fenomeni vorticosi come tornado et similia – e in effetti anche un uragano e un tornado sono cicloni – ma non è questo che si intende in un semplice bollettino meteo riferito al nostro Paese.

In realtà nel linguaggio meteorologico, ma anche nella lingua italiana che è poi quella che tutti noi dovremmo saper utilizzare, il termine “ciclone” si associa ad una figura atmosferica dotata di moto rotatorio delle correnti tali da generare una bassa pressione.

La pressione si abbassa per l’alleggerimento della colonna d’aria dovuto all’avvitamento della stessa che sale in senso antiorario (nel nostro emisfero) per convergenza nei bassi strati e successiva fuoriuscita al top della troposfera. Il termine si pone in antitesi con “anticiclone” che identifica la figura opposta, in cui l’aria si avvita in senso orario verso il basso (nel nostro emisfero) per convergenza al top dell’atmosfera e fuoriuscita nei bassi strati.

E’ vero che le situazioni meteorologiche legate ai centri di bassa pressione, ossia cicloniche, sono associate molto spesso a condizioni di tempo perturbato, tuttavia da qui a confondere questa figura con un uragano ce ne passa…

Luca Angelini