Chi l’ha detto che dall’Africa arrivano solo caldo e bel tempo?

Vecchia e cara perturbazione atlantica, in via di estinzione come il suo antagonista invernale, l’anticiclone termico russo-siberiano. Tempo d’altri tempi? Fatto sta che fino a qualche anno fa le perturbazioni atlantiche, statisticamente parlando, si “bevevano” tranquillamente tutti gli altri processi frontogenetici dell’area mediterranea, ora invece le modifiche dovute ad una nuova impostazione meteo-climatica a grande scala ha cambiato radicalmente le cose. Le stagioni intermedie, autunno in primis, sono quelle che hanno maggiormente subito tali modifiche.

La Natura però trova sempre un escamotage per raggiungere un nuovo stato di equilibrio, che sia il meno dispendioso possibile e così, se le correnti atlantiche non riescono ad abbassarsi a sufficienza fino al Mare Nostrum, sono quelle subtropicali ad alzare la cresta, in particolare quelle che provengono dal nord Africa.

La particolare orografia che vede la catena montuosa dell’Atlante frapporsi agli sbocchi verso il mare delle calde correnti che muovono dalle dune del Sahara, è fattore determinante nella nascita di questi “mulinelli” che poi, a volte anche a sorpresa, possono evolvere rapidamente in vere e proprie depressioni.

Una volta generate, ecco che queste depressioni puntano verso il largo e, dopo aver tratto energia sufficiente al loro sostentamento, raggiungono le nostre regioni meridionali dando luogo a condizioni di maltempo, sovente anche di particolare severità. 

Il pericolo maggiore risiede laddove le correnti più fredde in uscita dalle nubi temporalesche, assumono una traiettoria diametralmente opposta ai flussi portanti in quota; questo “giochetto” causa lo sviluppo dei cosiddetti “V” oppure “U” shaped storm, ovvero sistemi temporaleschi a forma di “V” o di “U”( vedi figura).  Questi sistemi convettivi, che si sviluppano alla mesoscala (scala regionale o sub-regionale), possono rigenerarsi per diverse ore consecutive ed originare nubifragi ma anche sfociare in quegli eventi estremi tristemente noti, come le alluvioni lampo.

Luca Angelini 

 

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