15 December 2018

Clima, in aumento i giorni con piogge estreme

Premessa: data la rarità degli eventi estremi e la natura statistica delle analisi, questi risultati non permettono di stabilire ciò che realmente accadrà in un qualsiasi luogo particolare, ma definiscono solo l’aumento del rischio: un’informazione comunque molto importante per pianificare gli interventi necessari in caso di fenomeni estremi.

Dal 1950 il numero di giorni in cui si sono verificate precipitazioni estreme sulla terraferma è aumentato dell’1-2 per cento al decennio, sia nelle regioni caratterizzate da clima umido sia in quelle con clima arido, e le proiezioni mostrano che questa tendenza dovrebbe continuare almeno fino alla fine del XXI secolo.

E’ questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori del Centro di eccellenza per la climatologia dell’University of New South Wales a Sydney, che in un articolo pubblicato su “Nature Climate Change” segnala che il fenomeno potrebbe rappresentare un pericolo soprattutto per i paesi a clima secco, impreparati a fronteggiare simili evenienze.

I modelli climatologici simulano che in seguito al riscaldamento globale ci sarà (e in parte già c’è) un’accelerazione del ciclo idrogeologico, con la tendenza a rendere ancora più umide le aree umide e più secche quelle in cui attualmente piove molto poco. In altre parole, pur rimanendo inalterate le medie, i fenomeni piovosi saranno maggiormente concentrati in pochi episodi di forte intensità.

Markus Donat e colleghi hanno esaminato i cambiamenti globali delle precipitazioni totali ed estreme in diverse zone climatiche, concentrandosi sulle regioni umide e su quelle secche. Il primo risultato delle loro analisi è stato che le concentrazioni di vapore acqueo atmosferico, che fornisce l’acqua per le precipitazioni, dovrebbe portare ad un incremento di queste ultime calcolato a scala globale in circa il 2-3 per cento per grado Celsius, indicando che la parte atmosferica del ciclo dell’acqua potrebbe rallentare il riscaldamento globale e frenare l’incremento della piovosità.

Questa potrebbe essere una buona notizia, se non fosse che l’analisi dei dati storici su scala regionale e l’applicazione dei modelli meteorologici mostra che l’aumento di piovosità, che interessa sia le zone umide che quelle aride, non si distribuirà nell’arco dell’anno o delle stagioni, ma sarà concentrato in alcune giornate di pioggia particolarmente intensa. Ciò significa, in particolare, che le aree aride resteranno comunque aride, ma dovranno fronteggiare anche precipitazioni estreme alle quali non sono preparate.

Report Luca Angelini

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