22 November 2017

I colori dell’inverno

Temperature basse e albe rosse. Sembra quasi un versetto in metrica, in realtà è la descrizione più sintetica che si possa dare all’inverno. Poi viene il bianco, ma quella è una discriminante già più difficile da realizzare, soprattutto in questi ultimi anni. Fatto sta che la luce delle giornate invernali è sensibilmente diversa da quella delle giornate estive e non solo per l’evidente diversa posizione del sole sull’orizzonte.

Quella che cambia è la tinta di fondo che nelle serene giornate estive ci pervade di azzurro, mentre in quelle invernali si avvicina più all’arancio, per poi passare addirittura al rosso nei lunghi crepuscoli che precedono la notte o nelle timide aurore che la seguono.

E’ solo un’impressione o c’è qualcosa di reale, di concreto in tutto questo?

La spiegazione c’è e la fisica ancora una volta ci viene incontro chiarendo ogni dubbio. La luce del sole è una forma di energia che può viaggiare nel vuoto (propagazione per irraggiamento) a cavallo di onde dette onde elettromagnetiche le quali, a seconda della loro lunghezza, generano i sette colori dell’iride. Sette onde quindi che vanno dal colore violetto (l’onda più corta, l’energia più forte) al rosso (l’onda più lunga, l’energia meno forte) e che, entrando nell’atmosfera devono fare i conti con le particelle di umidità e pulviscolo che costituiscono ostacoli alla loro propagazione.

Analogamente a quanto avviene per le onde del mare, quelle luminose corte corrispondenti al violetto e all’azzurro, vengono intercettate dalle particelle in sospensione e quindi deviate e diffuse (fenomeno della diffrazione). Per questo sono visibili quando la luce del sole attraversa porzioni d’aria minori, ovvero quando il sole stesso si trova alto sull’orizzonte (in estate). Le onde luminose lunghe invece, corrispondenti all’arancio e al rosso, superano quegli stessi ostacoli senza difficoltà e quindi passano attraverso porzioni di atmosfera più estese, ovvero quando il sole si trova basso sull’orizzonte (in inverno).

In altre parole le frequenze del blu vengono diffratte e, giungendo al nostro occhio, ci danno il colore blu diffuso del cielo (ore centrali del giorno). Più il raggio di luce percorre strada all’interno dello strato atmosferico e più questa atmosfera è “spessa”e carica di pulviscolo e/o umidità, più le frequenze del blu vengono disperse prima che arrivino al nostro occhio, che vede solo le frequenze rimanenti, caratterizzati da lunghezza d’onda maggiore, tra l’arancio e il rosso (albe, tramonti).

Luca Angelini

I colori dell’inverno