21 February 2018

Come la Corrente a Getto ti costruisce o ti smonta una depressione (o un ANTICICLONE)

Datemi un getto e vi costruirò un ciclone ( o un anticiclone a seconda del senso della circolazione) . Parafrasando la celebre esclamazione attribuita ad Archimede che si riferiva alla scoperta della leva, introduciamo un concetto fondamentale che ci permette di comprendere come e perchè si formano i vortici depressionari delle medie latitudini e i relativi sistemi nuvolosi.

Fonte primaria di energia utilizzata per la costruzione delle masse nuvolose alle medio-alte latitudini è quella che si genera per la differenza di temperatura, e quindi di pressione, tra le masse d’aria polari e quelle subtropicali. La natura ha, per così dire, escogitato un modo per dissipare questa energia creando un imponente fiume d’aria, la Corrente a Getto Polare, ossia corridoio di vento che scorre in forma tubolare e con velocità pulsanti a quote poste tra 9.000-10.000 metri, con asse mediamente oscillante tra il 50° e il 60° parallelo.

Proprio queste pulsazioni, unitamente alle ondulazioni meridiane imposte dall’interferenza delle asperità terrestri e alla forza “invisibile” esercitata dalla rotazione terrestre (forza di Coriolis), sono le due tra le maggiori cause fisiche poste all’origine dei fenomeni di ciclogenesi, ossia di nascita e sviluppo di strutture cicloniche (di tipo extratropicale). Cruccio dei modelli numerici, i minimi di pressione nati dai processi di ciclogenesi, sono le pietre angolari del tempo di casa nostra. Potremmo dire: “Senza minimi non si va da nessuna parte”.

Osservate la figura proposta: rappresenta il campo di vento sul piano isobarico di 300hPa, circa 9.000 metri di quota e riferita alle ore 06.00 UTC del 29 gennaio 2015. E’ proprio il posto giusto per scovare la nostra Corrente a Getto e per trarne importanti informazioni. In particolare ci preme far notare quattro importanti elementi di prognosi:

  • n.2  massimo di vento a curvatura ciclonica tra Libia, Egitto e Medio Oriente, posto sottovento all’asse della saccatura, ossia a valle dello stesso. Ciò sta a significare che l’aria in quota sta “entrando” per così dire nel centro di bassa pressione, il quale dunque tenderà a riempirsi, ossia ad indebolirsi interrompendo il richiamo e quindi l’ascesa di aria dai bassi strati. Il vortice in questione è quello che ha interessato in questi ultimi giorni il nostro meridione.
  • n.1 massimo di vento a curvatura ciclonica sul vicino Atlantico, posto sopravvento all’asse della saccatura, ossia a monte dello stesso. Ciò sta a significare che l’aria in quota sta “uscendo” dal centro di bassa pressione richiamando pertanto aria dai bassi strati che, costretta a risalire verso l’alto per colmare il vuoto creatosi, genera ammassi nuvolosi e precipitazioni. Il vortice in questo caso si sta rinforzando ed è quello che verrà a interessare l’Italia nei prossimi giorni.
  • n.3 notate quella sorta di bivio che separa il massimo di vento principale sopra descritto da quello secondario in virata verso la Mitteleuropa e il mar Baltico: si tratta di aria che diverge in quota e che quindi crea un ulteriore vuoto, pronto ad essere colmato da un ulteriore apporto di aria dal basso. Sarà proprio in quel punto che la saccatura posizionerà il suo centro motore.
  • n.4 massimo di vento a curvatura anticiclonica in uscita dal nord America, posto a monte dell’asse dell’alta pressione. Ciò rappresenta che in quota si sta accumulando aria, la quale è pertanto costretta a sfogarsi verso il basso, andando così a costruire l’alta pressione atlantica.

Come vedete, la posizione centrale rispetto all’arco alpino risulta sfavorevole ad un ingresso totale delle perturbazioni associate sulla Penisola Italiana, con le Alpi che probabilmente faranno da ombrello per diversi settori del nostro settentrione, a tutto favore di un by-pass che potrebbe alla fine saltare a piè pari verso centro e meridione.

Uno scenario molto comune in Italia vero?

Luca Angelini 

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