18 July 2019

Come si diffondono le false notizie su Social e Media, motivi e possibili rimedi

Leggere quello che si vorrebbe che fosse e non quello che è o che sarà. In breve questo è il seme della discordia, quello che ha fatto nascere e sviluppare la selva oscura della disinformazione. Media e Social si fanno solo portavoce dei nostri desideri senza contraddittorio e non più quali veicolo di corretta informazione. Si chiama “pregiudizio della conferma“.

Quanto abbiamo affermato non è farina del nostro sacco, ma deriva da un vero e proprio studio effettuato da ricercatori e pubblicato su  “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Il gruppo di ricercatori che ha stilato lo studio, diretto da Walter Quattrociocchi dell’IMT Alti Studi di Lucca, ha dimostrato che questo fenomeno di esposizione selettiva alle informazioni influisce sulla diffusione della disinformazione ancor più del mancato controllo dell’affidabilità delle fonti da parte dei lettori.

I ricercatori si sono concentrati in particolare su come sono state fruite le notizie su Facebook dal 2010 al 2015, quali fonti sono state privilegiate, quali “like” sono stati posti, come e da chi sono state riprese le notizie, arrivando così a costruire una mappa della diffusione delle informazioni.

L’analisi di questi dati ha mostrato che gli utenti si raggruppano in comunità ben definite e isolate, che fanno riferimento alle specifiche fonti di informazione con cui interagiscono e privilegiano fonti d’informazione che confermano le loro convinzioni, evitando il confronto con punti di vista differenti. Le conseguenze sono palesi.

La questione pone seri problemi tanto che ora è al vaglio delle aziende che erogano servizi internet d’informazione.  Google, per esempio, ha pensato di segnalare con evidenza le notizie provenienti da fonti controllate, e di penalizzare i siti che forniscono notizie false; altri hanno proposto di creare “liste nere” di fonti che dovrebbero provvedere automaticamente a frenarne la diffusione.

Come si può ben vedere, non sarà un lavoro facile tuttavia assolutamente necessario, pena la deriva completa, non solo dell’informazione, ma anche della cultura di base che in Italia purtroppo è già una mancanza congenita.

Report Luca Angelini

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