20 October 2020

Cosa si intende per “tempesta equinoziale”?

Le stagioni non cambiano mai di punto in bianco. Le fasi di transizione spesso avvengono a vicende alterne e possono durare settimane e per questo, non è possibile cadere nell’errore di liquidare, per esempio, un’estate intera, al transito di una singola perturbazione, per intensa che sia. L’esperienza insegna, e la statistica conferma, che una stagione entra in fase dal punto di vista climatico, solo dopo alcuni tentativi.

L’autunno, per esempio, inizia a farsi strada a seguito dell’abbattimento della pressione atmosferica sull’intero continente. Questo avviene quando l’aria fredda nata alle latitudini polari, dove il sole basso sull’orizzonte ha già iniziato a dare i primi frutti, non riesce più a venire arginata dalle alte pressioni e dall’aria calda in esse contenuta.

Impulso dopo impulso questa aria fredda va ad invadere verso sud territori sempre più vasti scalzando quella calda preesistente. I contrasti particolarmente accesi tra queste masse d’aria che si vanno a fronteggiare verso le medie latitudini danno luogo alla formazione di perturbazioni vaste ed intense, inserite in centri di bassa pressione particolarmente profondi.

Ecco allora spiegata questa generale caduta della pressione atmosferica (o sarebbe meglio dire del geopotenziale perchè il calo avviene a tutte le quote), che a sua volta genera un netto abbassamento delle temperature medie. Questo processo turbolento è noto agli addetti ai lavori proprio con il nome di “tempesta (o burrasca) equinoziale“. Un appellativo non proprio accademico, ma universalmente accettato e che non da adito a dubbi: l’autunno inizia la sua corsa dopo due o tre tempeste equinoziali, le quali si verificano preferibilmente tra la fine di settembre e i primi di ottobre.

Solo e soltanto dopo questa imprescindibile fase a dente di sega potremo dire effettivamente di essere entrati in autunno, con buona pace di chi nel frattempo, impaziente e impenitente, andrà a cercare ancora una volta lo scoop, scivolando inevitabilmente in avanti, magari sino al tempo di Natale.

Luca Angelini

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