Dalla Bora allo Scirocco, il rischio che corrono le regioni adriatiche

Prima il disgelo, che inizialmente si manifesterà in maniera graduale, poi la pioggia sopra la neve, e qui le cose invece si potrebbero complicare.

Il passaggio di consegne tra la Bora e lo Scirocco avverrà a partire dal weekend ma darà i suoi massimi effetti nei primi giorni della prossima settimana. Cessa così, dopo oltre due settimane, l’apporto di aria fredda continentale, inizia un periodo caratterizzato dall’afflusso di aria proveniente dall’entroterra nord-africano, decisamente più mite.

Il limite dello zero termico, ossia il livello al quale si collocherà la temperatura di zero gradi il quale è strettamente correlato alla massa d’aria in questione, salirà intorno a 1.500 metri nel weekend salvo poi portarsi al di sopra dei 1.800 metri tra lunedì 23 e martedì 24 gennaio. Uno sbalzo che potrà mettere in crisi sia l’assetto del manto nevoso in montagna, con concreto rischio di valanghe, anche importanti, sia il comportamento di fiumi, torrenti e, in genere, lo smaltimento delle acque di fusione.

A tal proposito risulta fin d’ora concreto il rischio di piene, esondazioni e allagamenti, soprattutto a carico della rete idrografica rivolta verso l’Adriatico, quella che deve sostenere il maggior carico d’acqua per la maggior quantità di precipitazioni cadute. Basti solo pensare che le zone appenniniche abruzzesi fanno registrare accumuli di neve al suolo anche fino a due metri, con un’equivalente in millimetri d’acqua di 200 unità il che, tradotto in altre parole, significa 200 litri di acqua da smaltire per ogni metro quadrato.

Sono quantitativi ingenti cui si potrebbero sommare anche gli ulteriori apporti, questa volta piovosi sino a quote elevate, legati al transito della perturbazione afro-mediterraneo descritta in questo editoriale. Insomma una situazione davvero molto delicata che si spera possa risolversi senza ulteriori danni a carico di quelle zone già fin troppo pesantemente martoriate dalle calamità naturali.

Luca Angelini

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