23 September 2020

Downdraft e downburst, la paura che viene dal cielo

La maggior parte delle volte vengono confusi con fenomeni vorticosi, trombe d’aria o simili. In realtà gli improvvisi colpi di vento che escono con violenza da un ammasso temporalesco si originano per via diversa. Sulle zone pianeggianti i danni da downburst, letteralmente “scoppio verso il basso” sono facilmente rilevabili e risultano distribuiti a ventaglio su una determinata zona, mentre per i fenomeni vorticosi la traccia segue un percorso a zig-zag sul terreno.

Il ventaglio di vento in rapida caduta dal cielo che si sfoga dalle nubi temporalesche si apre come una mano sulle pianure, oppure si incanala nelle vallate e negli imbuti prendendo il nome di venti diversi. Ma perchè dalla nube temporalesca escono queste temibili raffiche di vento? I motivi principali sono essenzialmente quattro:

1) Il peso delle precipitazioni in caduta da grandi altezze (la nube temporalesca può raggiungere i 10-12 km di quota) che si porta dietro la massa d’aria fredda presente alle quote superiori. Il fenomeno, noto tecnicamente come downdraft, altro non è se non la corrente fredda e secca discendente del temporale, in opposizione all’updraft che ne alimenta la struttura aspirando aria calda e umida dal basso e che si avvita verticalmente con asse di vorticità antioraria, quindi ciclonica.

2) Il raffreddamento evaporativo dovuto appunto all’evaporazione di parte delle precipitazioni che, una volta uscite dalla base nuvolosa, attraversano strati di aria asciutta. Il raffreddamento dell’aria provoca un aumento rapido della sua densità quindi del suo peso e quindi essa precipita a peso morto verso il suolo. Ulteriore energia quindi temperatura, viene sottratta all’aria da eventuale presenza di grandine, neve tonda in fase di fusione.

3) La spinta dinamica impressa dal transito della corrente a getto alle alte quote, la quale entra nella circolazione a cella del cumulonembo trasferendo verso il basso il suo “momento”.

4) L’eventuale scontro dei venti in atto alle quote medio alte della troposfera contro le torri nuvolose convettive nel caso di temporali supercellulari. In altre parole tali correnti vanno ad impattare gli updrafts, ossia le correnti verticali ascendenti colme di aria calda e umida e si dirigono verso il basso lungo la parete sopravvento del cumulonembo provocandone una parziale evaporazione. Questa, come abbiamo visto al punto n° 3, concorre ad aumentare ulteriormente la velocità del vento in caduta.

Da qualsiasi origine abbiano tratto la loro alimentazione i venti di downburst giungono al suolo con direzione perpendicolare o con un lieve angolo di incidenza aprendosi a ventaglio secondo un asse di vorticità oraria, quindi di tipo anticiclonico. Da qui il forte taglio di vento con le correnti ascendenti che ruotano in verso opposto e la turbolenza che irrompe sui nostri luoghi posti nelle immediate vicinanze della tempesta.

Luca Angelini

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