24 October 2020

I dubbi della gente: avremo un altro NON inverno?

INVERNO1No, potrebbe essere anche peggio… Scherzi a parte, prima che alcuni lettori vadano in fibrillazione già alla prima riga, e passiamo alle cose serie.

La stagione invernale che stiamo vivendo in realtà, pur in una apparente similitudine di fenomeni (piuttosto piovoso e oltremodo mite) , mostra caratteristiche somatiche decisamente diverse dalla stagione che l’ha preceduta, il famoso “non inverno 2013/14”. Dato che la scienza ci impedisce di fatto, di procedere con materiale deterministico ad analizzare il tempo che farà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, abbiamo rivolto la nostra attenzione su quei legami climatico-statistici che si intrecciano facendoci da apripista per quella che sarà l’evoluzione più probabile al lungo termine. Stiamo parlando degli indici teleconnettivi.

Lungi da noi tediarvi con sigle e approfondimenti tecnici, basti sapere che gli indiciNO chiave, quelli che contano per la buona riuscita di una stagione invernale, stanno dalla parte di un inverno complessivamente nella norma. Scartando a priori l’evolversi di una stagione estrema, perchè statisticamente usciremmo subito dal seminato, perdendoci in scenari quanto mai improbabili, ci soffermiamo sul range medio che vede quel che rimane della nostra stagione (praticamente tutta), rientrare man mano nella norma.

Che di questi tempi è già molto, visto soprattutto l’impennata del riscaldamento climatico registrato a livello locale e globale in questo particolarissimo 2014.

Fatto sta che, in primis, l’inversione dei venti stratosferici tropicali ormai quasi giunto a totale compimento (indice QBO negativo), unitamente ad una attività solare complessivamente blanda, potrebbe essere la pietra angolare di questa stagione, agevolando un progressivo rallentamento della circolazione circumpolare a partire dalla metà di gennaio.

qboA questo si aggiunge anche la diversa dislocazione della circolazione polare registrata in stratosfera, i cui flussi di ozono in particolare, sembra possano coadiuvare quanto innescato dall’indice QBO negativa e mettere in crisi il gelo polare, favorendone in più episodi, la dispersione verso le medie latitudini, grossomodo tra metà gennaio e metà febbraio. Nel 2013 invece un imponente raffreddamento stratosferico aveva già messo alle corde la stagione, disegnando l’unico lobo di gelo sul nord America.

Ma il tempo di casa nostra domani, dipende soprattutto dal tempo che fa sull’Atlantico oggi. E allora ecco un altro punto a favore da parte delle anomalie delle temperature superficiali del “nostro ” oceano. Gli indici relativi a tale stato dell’arte sono complessivamente favorevoli, seppur non con valori trascendentali, all’avvicinamento di masse d’aria fredda anche verso il Mediterraneo.

Sembra tutto facile vista così, eppure ci sono anche altri indici che giocano a sfavore, prima tra tutte la dislocazione delle anomalie superficiali delle temperature sull’intero comparto Pacifico (ENSO e PDO). Qui però potremmo fare affidamento su un certo ritardo con cui queste anomalie riescono a intervenire anche sul tempo di casa nostra.

In conclusione: come ormai avrete capito, non siamo avvezzi a generare mostri e siamo soliti rimanere con i piedi per terra a proferire solo laddove sussistano comprovate basi scientifiche a supporto. Detto questo, ci sentiamo di affermare che la stagione invernale, attualmente persasi per strada a causa di alcune vistose anomalie termiche e pluviometriche su una buona fetta di Continente (oltre che sull’Italia), ha buone probabilità di riprendersi strada facendo, in particolar modo a partire dalla seconda metà e fino a tutto il mese di febbraio. A meno di forzanti particolarmente violente, come eventi stratosferici estremi (che al momento non siamo in grado di prevedere), la stagione potrebbe dunque proseguire con il nuovo anno nell’alveo della normalità.

Luca Angelini

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