Duecento giorni con l’alta pressione

Affondava le sue radici nel Mediterraneo fin dallo scorso dicembre, con la sua presenza quasi costante e ingombrante, tale da non permettere l’ingresso di una sola perturbazione atlantica. Poi tra gennaio e febbraio prestò il fianco a correnti fredde ma secche dal nord Europa, che hanno confermato la scarsità di precipitazioni su gran parte dell’Italia, ma soprattutto al nord. Ma lui, l’anticiclone, la figura atmosferica che porta tempo stabile e soleggiato, non si è accontentato di aver negato le precipitazioni invernali, bensì si è accasato anche per tutta la primavera.

Venne infatti maggio; iniziato ancora piuttosto fresco per gli ultimi refoli di aria continentale dal nord Europa, e poi subito passato a correnti ben più calde pescate dall’entroterra nord-africano; un totale ribaltamento della circolazione, ma con risultati praticamente identici: ancora sole e mancanza di precipitazioni, con in più anche un ulteriore problema, quello del caldo precoce.. Caldo che poi, con l’inizio dell’estate, si è fatto via via più intenso e persistente, tanto che ora, all’alba della (quasi) metà di luglio, fa la parte del leone su tutta Europa.

Dunque un anticiclone di cento, forse duecento giorni o forse chissà che…. Un anticiclone che ha preso il posto della normale variabilità del nostro clima, che un tempo beneficiava di qualità temperate invidiate in tutto il mondo. Cosa è successo nel frattempo? Evidentemente i cambiamenti climatici hanno contribuito a modificare l’andamento della circolazione generale dell’atmosfera. Le temperature medie sempre più elevate hanno modificato gli scambi di calore tra le varie latitudini causando una dilatazione delle fasce climatiche calde a discapito di quelle fresche. E così la circolazione subtropicale si è mangiata quella temperata, migrata a sua volta verso il nord Europa dove non lesina di dispensare sempre più di frequente record di caldo estivo e di mitezza invernale.

La scomparsa del clima temperato mediterraneo è ormai una realtà. E a noi rimane ora solo il dolce ricordo di estati gradevoli, quando si sudava con 30 gradi e il caldo africano era solo una eccezione; quando non c’era bisogno che taluni inde…”fessi” disinformatori seriali si inventassero roboanti nomi mitologici o panzanate inesistenti come quella delle “temperature percepite“. Il clima africano sull’Italia; eppure gli scienziati lo dissero ma nessuno ha voluto credere alla loro scomoda verità.

Luca Angelini