21 September 2020

E quel “buco” freddo nelle acque del nord Atlantico?

Circondato da acque con temperature superficiali ben superiori alla norma, un lago freddo posizionato nell’Atlantico settentrionale all’altezza dell’Islanda – noto ai climatologi come “blob atlantico” – da tempo ha attirato le attenzioni degli scienziati. Dapprima si pensava che l’immissione di acque fredde in loco derivasse dalla fusione del plateau glaciale groenlandese.

In realtà, nel corso degli anni diversi studi (Haarsma et al 2015, Jackson et al 2015, Duchez et al 2016 ed altri ancora ) hanno rilevato che questo ammanco di acque calde in quella zona era dovuto all’altalenante indebolimento del cosiddetto AMOC (Atlantic Overturning Circulation). Si tratta in pratica di un ramo secondario della ben più nota corrente del golfo che si stacca verso ovest puntando il Labrador. Ebbene è il calore immesso da quest’ultima corrente che negli ultimi anni sta perdendo potenza.

Cosa implicherebbe tutto ciò per il tempo di casa nostra, o meglio dell’Europa, perchè in questo caso le scale spaziali devono tassativamente rimanere estese? Ebbene i modelli numerici hanno calcolato che l’indebolimento dell’AMOC potrebbe causare alcuni cambiamenti nella circolazione estiva dell’atmosfera proprio sull’Europa.

A proposito è un recentissimo articolo (pubblicato ad Aprile 2018, “Observed fingerprint of a weakening Atlantic Ocean overturning circulation”, Ceasar et al.) che riporta nei dettagli un tentativo di verificare le conseguenze di questo rallentamento della AMOC. I dati raccolti tuttavia risalgono solo agli ultimi 10 anni, e non sono pertanto sufficienti a capire chiaramente in che senso andranno questi cambiamenti.

In teoria però possiamo dire che una minor temperatura delle acque atlantiche settentrionali dovrebbe limitare in parte l’evaporazione in loco e, con esso, anche il carico umido disponibile in un settore cruciale per la formazione delle note perturbazioni. Questo vorrebbe dire che le piogge destinate all’Europa centrale e settentrionale potrebbero subire una certa riduzione, mentre il bacino del Mediterraneo dovrebbe risentire solo marginalmente di questo stato dell’arte. E ovviamente, anche qui, servono conferme.

Luca Angelini

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