1 March 2021

Ecco come il Mediterraneo agisce sul TEMPO di casa nostra (prima parte)

Il Mediterraneo esporta sale e importa acqua poi fabbrica cicloni termici e amplifica cicloni dinamici.

1) Prima considerazione

Il Mediterraneo è una grande “salina” o, per dirla in linguaggio tecnico, è un “bacino di concentrazione”, perché tende a concentrare il sale in esso disciolto. Ma. il Mediterraneo è anche un “evaporatore”, o per dirla in linguaggio tecnico, un “bacino di evaporazione”, perché produce continuamente vapor d’acqua.

La quantità media di acqua che evapora in un anno è attorno a 140-160 cm per metro quadro. In pratica, ogni anno il Mediterraneo perde per evaporazione un volume d’acqua equivalente, in media, a poco meno di 400 chilometri cubici. Questa evaporazione porta ad una conseguente produzione annua di sale che si aggira attorno ai 14-15 miliardi di tonnellate e che aumenta quindi la salinità delle acque.

La quantità di acqua che evapora è maggiore della quantità totale di acqua che ogni anno si riversa nel mar Mediterraneo, attraverso le portate dei fiumi o drenata dalle precipitazioni, quantità che è inferiore ai 300 chilometri cubici per anno e che è in continua diminuzione, sia a causa dei cambiamenti del clima, sia a causa dei crescenti apporti d’acqua dolce dai fiumi e dagli altri corpi idrici superficiali e sotterranei.

Solo dallo stretto di Gibilterra entra l’acqua atlantica necessaria a compensare tutte le perdite per evaporazione, dal momento che gli scambi d’acqua al canale di Suez sono del tutto trascurabili. Contemporaneamente, attraverso lo stretto di Gibilterra fuoriesce verso l’Atlantico, in un flusso che viaggia in senso opposto negli strati più profondi, l’acqua più salata e più densa del Mediterraneo.

Insomma, il Mediterraneo per riequilibrare l’evaporazione e la salinità, importa dall’Atlantico grossi flussi di acqua, che è poco densa e poco salata e, contemporaneamente, esporta verso l’Atlantico modesti flussi di acqua che è, invece, molto densa e salata.

Se non ci fosse lo stretto di Gibilterra, il livello del mar Mediterraneo scenderebbe di circa 80 cm ogni anno (come dire che in meno di 2000 anni si prosciugherebbe), mentre la salinità del Mediterraneo crescerebbe continuamente. In pratica, se non ci fosse il collegamento del Mediterraneo con l’Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra, il Mediterraneo sarebbe già scomparso e trasformato in una miniera di sale o, nella migliore delle ipotesi, sarebbe diventato un lago simile al mar Morto.

Il flusso di acqua entrante nel Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra, viene sottoposto, viaggiando verso est, ad un’evaporazione continua che ne aumenta la salinità e di conseguenza la densità. La maggiore salinità si raggiunge nel Mediterraneo orientale dove le acque superficiali provenienti dall’Atlantico, sprofondano e tornano, viaggiando in profondità, verso lo stretto di Gibilterra. Collegate a questo circuito principale, vi sono alcune celle di circolazione marina secondaria, di cui le principali sono quella posta nel Mediterraneo Occidentale, quella ubicata nel Mare Adriatico e, infine quella situata nel Mare Egeo.

E’ necessario un periodo di tempo superiore ad un secolo perché la circolazione delle correnti marine del Mediterraneo effettui un completo ricambio delle acque del Mediterraneo con le acque dell’oceano Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra.

E’ importante osservare (vedi figura qui sopra) che nella parte settentrionale del Mediterraneo le correnti marine hanno una vorticità ciclonica (ad esclusione di una limitata zona a ridosso della Grecia sud occidentale), mentre nella parte meridionale del Mediterraneo, le correnti marine più a contatto con le coste del nord Africa, comprese quelle del mare di Alboran, hanno tutte vorticità anticiclonica. Questi andamenti delle correnti marine sono strettamente interconnessi con le caratteristiche di vorticità delle correnti atmosferiche, dal momento che la reciproca interazione ne stabilisce anche una specifica correlazione.

Il discorso continua con la seconda parte di questo editoriale.

Prof. Vincenzo Ferrara

Ecco come il Mediterraneo agisce sul TEMPO di casa nostra (prima parte)

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