Ecco come l’eccesso di CO2 ci rende tutti… “più stupidi”

Ci siamo evoluti nella foresta per migliaia di anni ad una concentrazione media di anidride carbonica (CO2) di circa 280 parti per milione (ppm). Oggi siamo a 422ppm ed è quello che respiriamo tutti, indistintamente. L’interrogativo che sorge a questo punto è che se un sistema come il nostro, che è stato “progettato” per operare ad una certa concentrazione, non possa iniziare a soffrire questa continua sovraesposizione e soprattutto a quali effetti stiamo eventualmente andando incontro.

Le risposte ci arrivano da diversi studi in materia (vedi referenze in fondo all’articolo); al di là dell’esposizione alla CO2 atmosferica, dobbiamo tenere conto che mediamente passiamo circa 20 ore delle nostre giornate in ambienti chiusi ed esponiamo costantemente il nostro cervello a concentrazioni do CO2 che sono a dir poco folli. Partiamo da una premessa: più aumenta la CO2 e più calano le nostre prestazioni cognitive e decisionali. Questo è uno dei risultati sconcertanti che emergono da tali studi e che deriva anche dagli impatti più sottostimati del cambiamento climatico: ci rende tutti… “stupidi”.

Ciò nonostante la maggior parte di noi vive quotidianamente ad altissime concentrazioni di CO2 , nelle camere da letto, aule e automobili senza mai pensarci. Gli impatti cognitivi dell’aumento dei livelli di CO2 rappresentano un effetto “diretto” della concentrazione del gas, proprio come l’acidificazione degli oceani. In entrambi i casi è la CO2 elevata in sé – e non il successivo riscaldamento che essa provoca – a scatenare i danni.

Per fare un esempio, 2000ppm (!) è la concentrazione media di CO2 raggiunta in una sala meeting durante riunioni di 30-90 minuti. E’ facilmente intuibile: dove ci sono tante persone i livelli di CO2 aumentano molto ed il nostro sistema viene compromesso. Osservate il grafico qui sotto.

I primi effetti di decadimento delle prestazioni cognitive sono molto più bassi di quello che ci aspettavamo: si osservano a 600ppm. In media su tutte le metriche, le prestazioni sono state ridotte del 12% a 1000 ppm e del 51% a 2500 ppm. A 2500 ppm, la funzione cognitiva scende a livelli marginali o disfunzionali su 5 delle 9 metriche. Stiamo parlando della capacità di utilizzare le informazioni, di essere creativi, di prendere iniziative o decisioni strategiche.

Il grado in cui la funzione cognitiva è compromessa con l’aumento della concentrazione di CO2 sembra essere quasi lineare all’interno dell’intervallo esaminato da 600 a 2500 ppm. Un aumento di 400 ppm nella concentrazione di CO2 è associato a una diminuzione del 21% della funzione cognitiva. Ricordate i livelli di CO2 nelle nostre aule, camere da letto e automobili? Fate voi i calcoli e provate ad immaginare le vostre vite. A casa, al lavoro. Ovunque.

Gianfranco Spensieri

References

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