15 October 2019

Esiste ancora la cosiddetta “rottura stagionale”?

Gli appassionati meteo di vecchia data ricorderanno certamente quel modo di dire utilizzato anche in ambito professionistico – che venne lanciato da maestri della meteorologia come Bernacca e Baroni poi ripreso anche da Mario Giuliacci – e che individuava nel periodo immediatamente successivo al Ferragosto (tra il 20 e il 25 agosto) una rottura delle calme estive.

Da tempo soleggiato e stabile si passava a condizioni più fresche e instabili, quasi sempre a seguito del passaggio di una intensa perturbazione. Poi da li le temperature non riuscivano più a risalire ai fasti della piena estate, che allora erano già notevoli quando si agguantavano i 35 gradi, eccezionali in caso estremo dei 40.

Orbene, cosa è cambiato da allora?

Analizzando la situazione in generale possiamo osservare un certo differimento dei tempi nel declino stagionale estivo. Per quanto riguarda quest’anno invece, passata in sordina la “burrasca di Ferragosto” – un altro classico dei tempi che furono, anch’essa slittata in avanti di una decina di giorni – ora si guarda ai temporali che si accavalleranno tra la fine di agosto e i primi di settembre, cui seguirà probabilmente una rinfrescata a fine scadenza.

E poi? Ecco è proprio qui il punto. Se un tempo questi temporali segnavano la fine delle caratteristiche meteorologiche estive, comprese alte pressioni invadenti e temperature over 35, nella meteo 2.0 questo scatto di livello non è garantito. Negli ultimi anni siamo stati fin troppo abituati a fronteggiare le cosiddette “piccole estati settembrine” e poi ancora le “ottobrate“, tutte condizioni che hanno visto in molte occasioni le estati aggrapparsi con le unghie e con i denti anche in periodi ormai fuori stagione.

Non esiste più dunque la rottura? Certamente si, anche se non è detto che si tratti propriamente quella stagionale.

Luca Angelini

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