18 July 2019

Eventi estremi: cosa sono i tempi di ritorno?

Un disastro ogni volta che cambia il tempo ? Questo sembrerebbe lo stato dell’arte assunto dal tempo meteorologico negli ultimi tempi e il Mediterraneo si pone come “hot spot” di questa situazione. Il discorso non avrebbe senso compiuto se l’andamento meteorologico non fosse inserito nell’attuale trend climatico (sempre senza confondere tempo e clima però…). In un clima che cambia rapidamente, altrettanto rapidamente ci si dovrebbe rendere conto che l’eccezione di ieri è la normalità di oggi. E proprio questo rende necessario capire cosa si intende per “tempi di ritorno” di un evento estremo.

La NOAA, l’ente governativo statunitense di indirizzo meteo-climatico, definisce i tempi di ritorno come la probabilità percentuale che un dato evento si ripeta nel corso dei mesi o degli anni. A titolo di esempio, una tempesta, una alluvione, ma anche una rovinosa siccità e molto altro con tempo di ritorno pari a 100 anni ha l’1% (= 1 probabilità su 100) di accadere in un dato momento. Un evento con tempo di ritorno pari a 500 anni ha lo 0,2% (= 1 probabilità su 500 di accadere in un dato momento.

In altre parole:  un evento ventennale, centenario, o millenario non si verifica esattamente ogni 20, 100 o 1000 anni, ma ha una frequenza media di un episodio ogni 20, 100 o 1000 anni. Dunque ad ogni scala temporale (mese, anno, decennio, secolo ecc…) vi è 1 probabilità su 20, su 100, o su 1000 che si verifichi. Più l’intensità o la violenza dell’evento è maggiore e minore sarà la frequenza con la quale si manifesta, esempio: un semplice temporale può avere tempi di ritorno di 2 mesi, un nubifragio di 2 anni, una alluvione di 20 anni, una piena devastante di 200 anni.

E allora che significato può avere quello che sempre più spesso si legge e si sente: “non pioveva così da 200 anni”, non faceva così caldo da 300 anni”? Nessuno, visto che il tempo di ritorno è una ricorrenza media, il che non esclude però che il medesimo evento si possa verificare ad esempio, due anni di seguito e poi non manifestarsi più per 600 anni. Inizia però ad assumere significato se quello stesso evento, che prima si ripeteva ogni 200 anni, la volta dopo avviene dopo 20, e dopo ancora dopo 2, perchè questo identifica un trend ben preciso.

Comunque sia, l’importante è tenere presente che la rapidità con cui si sta verificando il cambiamento climatico impone una revisione statistica dei tempi di ritorno, il che implica uno studio mirato in ambito statistico degli eventi estremi. Uno studio complesso che deve operare su diverse scale spazio-temporali, esempio: la frequenza delle ondate di caldo estremo non possono essere trattate in parallelo con la frequenza degli eventi alluvionali estremi.

Questo perchè ad esempio, le ondate di caldo si originano dalle alte pressioni, che si manifestano a scala sinottica (continentale), mentre le alluvioni sono originate da eventi alla mesoscala (scala locale o sub-regionale). Ma tutto questo ancora non basterà, se non ci si adopererà per migliorare la recettività del territorio (basta cemento, basta disboscare) a questa mutata situazione meteo-climatica, affinchè  tempi di ritorno, un giorno o l’altro, non prendano definitivamente il sopravvento…

Luca Angelini

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