1 March 2021

FEBBRAIO è il mese più meteoropatico dell’anno, scopriamo perchè

E’ vero, su molte zone la pioggia non dà tregua da dicembre, le nostre montagne sono ammantate di neve abbondante, qualcuno dovrà coprirsi per il vento forte, ma intanto le giornate si allungano ormai vistosamente. Ogni ora di luce in più rappresenta per l’inverno una rampa in salita che lo porterà a concludere la sua faticosa staffetta meteorologica alla fine del mese, quando il testimone passerà alla primavera.

L’ampia forbice che collega due stagioni cosi diverse si apre nella seconda metà di febbraio, tra pochi giorni dunque, e la sensazione nostalgica di un addio anticipato all’inverno che non c’è stato attanaglia il cuore sensibile di tutti gli appassionati. Dopo le grandi speranze, puntualmente disilluse, il dispiacere per quel che poteva essere e non è stato brucia e lascia un po’ di amaro in bocca.

Nasce da qui la cosiddetta “sindrome depressiva da fine inverno“. Il termine indica appunto un malessere che scaturisce dalla mancanza di quelle situazioni tipiche di un inverno vero e si manifesta in maniera direttamente proporzionale al mal d’Africa, altra patologia sempre più ricorrente e che spesso in questo periodo viaggia a braccetto con i classici picchi dell’influenza, anch’essi importati dalle zone più remote del pianeta. I sintomi sono sovente esacerbati dai termometri digitali sparsi per le strade che propongono a spada tratta le due cifre anche in ore serali avanzate.

L’illusione che gli strumenti siano esposti alle più improbabili fonti di calore fa gridare allo scandalo ma quando è anche il tuo termometro personale a tradirti allora scatta lo sconforto. Le ricette del medico spesso consigliano di recarsi in montagna per avere un contatto diretto con la natura e con le distese innevate superstiti ma la cura è da prendersi con le dovute cautele stante le numerose controindicazioni. Sovente può accadere infatti l’effetto contrario. La nostalgia di vedere ingiallire al tepore il candido manto che via via si assottiglia sotto un sole sempre più alto e testardo può indurre infatti fasi acute della nostra meteoropatia ed è sconsigliato a soggetti estremamente sensibili agli sbalzi di temperatura dovuti alle notti poco invernali e alle giornate troppo primaverili.

Il buon senso, come sempre, sarebbe la cura migliore e suggerirebbe di cogliere il lato positivo della nuova stagione imminente seguendone l’onda, un po’ come fanno i surfisti che domano i cavalloni senza venirne travolti. L’eco degli scontenti risuona sui forum, sui social, dove la tensione sale e i moltissimi appassionati si arrovellano per scovare l’indice dell’ultimo minuto: “Il vortice polare che corre, la cella di Hadley che si allunga, i ricorrenti stratwarming e gli indici… Giusto gli indici cosa dicono? QBO, AMO, NAO, MJO, PDO, NINA, correlazioni, statistica, matematica…. nulla di concreto”

E allora in conclusione, permetteteci un consiglio: per una volta, cari appassionati, cari lettori, puntiamo a vivere questa fetta di inverno meteorologico che ci rimane con animo pacato e sereno. Febbraio spesso ha sorpreso con la nevicata last minute, con il freddo che non ti aspettavi, in barba ai numeroni degli indici. Magari non arriverà nulla, ma se ci facessimo per caso sorprendere da qualche inaspettato colpo di scena mentre siamo ancora li ad impazzire dietro questo o quell’indice, la stagione non lesinerà di sbeffeggiarci impietosamente, e questa volta non più con l’indice ma con il…. medio.

Luca Angelini

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