22 August 2017

Foehn da record, quello che non sai

Come spesso accade, soprattutto in questa scienza, la pietra scartata dal costruttore, diventa poi testata d’angolo, oggi ancor più, considerato l’episodio favonico in atto su alcune zone del nord-ovest italiano. Accadde così anche per questo importante fenomeno, il Favonio, o Foehn se lo vogliamo dire alla tedesca, allorquando una serie di lungimiranti e preziosi articoli risalenti ai primi del ‘900 ad opera del grande meteorologo austriaco Julius Von Hann, vennero scartati per poi essere ripresi solo di recente, dietro la pressante evidenza che la teoria fino ad allora in voga non era sufficiente.

Persino oggi tutti conosciamo l’effetto foehn così come descritto dalla classica teoria termodinamica (prima figura sopra), secondo la quale il riscaldamento prodotto da questo processo nasce dal rilascio del calore latente di condensazione che si produce sul versante sopravvento interessato da nubi e precipitazioni, ancor più se trattasi di precipitazioni convettive. E se oltre la cresta non si verifica nè nuvolosità nè precipitazioni (Favonio senza sbarramento?). E come si spiegano episodi favonici che, a nord delle Alpi, hanno portato a riscaldamenti dell’ordine di 20-25°C, quando con la semplice teoria termodinamica possiamo giustificare al massimo un rialzo di 3-4°C?

Ecco ripescato dunque il lavoro di Von Hann: egli sosteneva che il riscaldamento prodotto dall’effetto foehn dipende anzitutto dalla quota di partenza della massa d’aria in discesa . Chiaro che masse di aria calda tendono a galleggiare e dunque a scorrere a quote superiori rispetto a masse di aria fredda. Una volta costrette a scendere per salto idraulico lungo il versante sottovento, percorrono quindi più strada e possono dunque scaldarsi considerevolmente (vedi figura qui sotto).

Ne deriva che: maggiore è la quota della barriera montuosa e maggiore sarà il riscaldamento dell’aria in caduta dalle creste ma non solo. Minore è la diminuzione della temperatura con la quota e maggiore sarà il riscaldamento innescato dal Foehn. E questo ci riporta ancora all’aria calda di partenza chiudendo il cerchio del ragionamento.

In questo caso l’arrivo del Foehn può rimuovere lo strato di inversione di aria fredda intrappolata nei bassi strati (a volte però non ce la fa e limita la sua azione alle quote collinari) e riporta il profilo della colonna d’aria alle condizioni nelle quali si sarebbe trovata normalmente senza inversione, quindi in condizioni “adiabatiche”. In altre parole la temperatura tenderà a diminuire in maniera costante con la quota e al suolo risulterà più elevata rispetto alle precedenti condizioni di inversione, non esistendo più il cuscino freddo. Lo scarto sui nostri versanti per venti da nord può raggiungere anche i 10-15°C, su quelli esteri per venti da sud anche 20-25°C.

Da qui i riscaldamenti record che, soprattutto allo sbocco delle valli piemontesi e lungo la relativa fascia pedemontana, possono portare temperature addirittura superiori a 25-27°C persino in pieno inverno.

Luca Angelini

Foehn da record, quello che non sai

 

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