15 December 2018

FREDDO, intanto impariamo a riconoscerlo

Freddo, questo sconosciuto. Prima o poi arriverà anche in Italia e allora da cosa lo riconosceremo? Lo porterà una massa di aria artica o polare? Questo è un bel dilemma. Per il profano ha poca importanza tale suddivisione, che pare più che altro una sottigliezza da linguaggio affettato o accademico. In realtà per i meteo appassionati, ma soprattutto per i professionisti in ambito prognostico, l’individuazione dell’uno o dell’altro modello concettuale è assolutamente determinante nel comprendere una tal situazione o nel portare a compimento correttamente una previsione.

E allora eccovi qualche suggerimento, da mettere in pratica non appena ne avremo l’opportunità:

Aria Polare

Per “aria polare” o “intermedia”, si intende quella massa d’aria che scorre ad una latitudine compresa tra i 50°, fino in prossimità del Circolo Polare. Proprio la fascia di discontinuità meridionale determina una linea di separazione frontale quasi stazionaria che, secondo la teoria della scuola meteorologica norvegese, viene chiamata fronte polare.

Sono le classiche perturbazioni atlantiche. Solitamente infatti l’aria polare che giunge sull’Italia proviene in prevalenza da nord-ovest, ha origine sul nord dell’Atlantico o sulla regione canadese ed è classificata come “aria polare marittima“. Esiste anche una massa di “aria polare continentale“; è quella che giunge sull’Italia da est nella stagione invernale, sospinta lungo il bordo orientale di un anticiclone termico che staziona sul comparto russo-siberiano. E’ più fredda di quella marittima ma per contro ha uno spessore verticale molto minore, massimo 1,5 km contro un rimescolamento fino ai 3-6 km di quella marittima.

Per questo motivo, mentre l’aria polare marittima può recare periodi piovosi o instabili anche importanti, ma non certo estremi, quella continentale genera precipitazioni essenzialmente per sbarramento orografico (ad esempio lungo il versante adriatico dell’Appennino e sul basso Piemonte con situazioni da nord-est) e può talvolta apportare sensibili anomalie termiche negative.

Aria Artica

Salendo di latitudine entro quel cerchio delimitato dal Circolo Polare Artico, ritroviamo la zona di origine delle masse di “aria artica“. Anch’esse, a seconda del loro successivo percorso, vengono classificate in marittima o continentale e la linea di discontinuità che le separa dalle masse d’aria polare è noto come fronte artico.

E’ un vero e proprio macigno di aria gelida che può giungere in Italia in tutte le stagioni pur prevalendo nel semestre invernale. Giunge sulla nostra Penisola attraverso il Mare del Nord, la Francia e la valle del Rodano. Il suo transito sull’oceano, oltre a umidificarla rendendola marittima, e a instabilizzarla, ne rimescola fortemente gli attributi termodinamici tanto che il suo spessore verticale raggiunge i 4-6 km. In questo modo può superare agevolmente anche catene montuose come le Alpi apportando sull’Italia intense ondate di maltempo contraddistinte in estate da forti temporali grandinigeni e, in inverno, da nevicate copiose a quote molto modeste. La variante continentale di questa massa d’aria, quella che proviene da est trasportata dal vento di Buran, ci porta a fare i conti con quanto di più freddo ci possa piombare addosso.

Il blocco gelido, analogamente a quanto avviene per l’aria polare continentale, viene espulso dall’anticiclone russo-siberiano. Lungo il suo percorso sopra i campi innevati delle steppe russe, essa mantiene quasi intatte le sue caratteristiche originarie e arriva sull’Italia attraverso la porta della Bora. Il suo spessore a volte può risultare maggiore rispetto a quello della corrispondente massa d’aria polare (fino a 2-3 km), anche perchè sinotticamente tali correnti possono accompagnarsi alla retrogressione di mulinelli depressionari.

Ne consegue che le precipitazioni, oltre che per motivi di sbarramento orografico, possono attivarsi anche per frontogenesi o per complicanze dovute all’instabilizzazione sui nostri mari. In inverno può apportare nevicate fin sul livello del mare; deboli, rapide e sbrigative al nord, occasionali ma anche di una certa intensità sulle centrali tirreniche, più insistenti e copiose sulle regioni centrali adriatiche e al sud. E dovunque tanto, tanto freddo.

Luca Angelini

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