24 October 2020

FREEZER padano

Se il freddo che arriva da lontano si fa aspettare, possiamo calare il carico da undici e tirar fuori dal cappello il freddo “made in Italy”. La cosa però funziona solo se ci troviamo in zone contraddistinte da clima continentale, quindi sostanzialmente lontano dal mare. Nei mesi invernali la pianura Padana, ad esempio, ben si presta a generare in produzione propria freddo e gelo potendo contare sulla sua posizione geografica che favorisce l’instaurarsi del fenomeno dell’inversione termica.

In condizioni di alta pressione persistenti, quindi quando il cielo è sereno e l’aria è ferma, il terreno si raffredda molto rapidamente durante le lunghe ore notturne. Questo freddo per conduzione, passa agli strati d’aria più bassi che a loro volta si raffreddano portando sovente alla formazione di estesi strati nebbiosi. Questi ultimi, giorno dopo giorno, crescono in spessore e con essi anche l’aria fredda ivi contenuta, la quale continua a raffreddarsi fino a diventare gelida.

Ecco che compaiono allora dapprima estese brinate, poi anche il suggestivo fenomeno della galaverna, che occorre quando le goccioline della nebbia si depositano sopra oggetti a temperatura inferiore allo zero come per esempio alberi, auto, tetti.

E allora andiamo a vedere quali temperature sono state registrate questa notte (notte su mercoledì 8 gennaio) in alcune località della val Padana: Torino, Milano Malpensa, Novara e Rimini -3°C, Bologna, Venezia, Brescia, Piacenza, Treviso e Ferrara -2°C, Milano Linate  -1°C. Qualora la corrente fredda padana venga spinta dal suo stesso peso verso il mare Adriatico, anche località marittime come Venezia e Rimini possono risentire, almeno in parte, di questo fenomeno di origine continentale.

Questo “freddo” made in Italy, qualora diventasse così intenso da mantenere le temperature al di sotto dello zero per l’intero arco delle 24 ore, potrebbe a ben dire diventare il più blasonato “gelo” e accompagnarsi a giornate di ghiaccio e durerà finchè non subentreranno nuove masse d’aria a generare rimescolamento e una diluizione di questo “prezioso materiale” che comunque, sotto opportune condizioni (non le attuali…), potrebbe anche porre le basi per eventuali successive nevicate.

Luca Angelini

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