FULMINI: un pericolo da non sottovalutare

A volte possiamo trovarci nel bel mezzo di un temporale senza la giusta consapevolezza del reale pericolo che corriamo. Per quasi tutti il problema è quello di non bagnarsi, di non prendere la pioggia, quando in realtà il rischio più elevato è quello di fare indesiderati incontri ravvicinati con fenomeni elettrici, ossia con i fulmini. Le cronache di questi ultimi giorni purtroppo ci hanno riportato diversi casi mortali. Eppure nell’immaginario comune il rischio di venir colpito da un fulmine sarebbe assai remoto, quando in realtà non lo è.

In montagna come al mare, durante i temporali parte una autentica roulette russa che vede proprio noi come protagonisti. Punte metalliche che “friggono”, saette che finiscono in mare o nel lago sono segnali evidenti che ci troviamo in serio pericolo. Ricordiamoci soprattutto che i fulmini più pericolosi sono quelli che scoccano all’inizio di un temporale, perché sono quelli che più di frequente scaricano al suolo. E non facciamoci sorprendere dai cosiddetti fulmini “positivi“, così chiamati perché scoccano dalla sommità della nube temporalesca e finiscono fuori da essa in zone apparentemente fuori pericolo: tra l’altro sono i più potenti in termini di energia e possono essere lunghi anche più di 30 chilometri.

Dunque, se ci sorprende un temporale, non avete fretta di rientrare, non esponetevi a rischi che potrebbero avere un epilogo mortale e, se non lo hanno perché siete stati solo sfiorati, possono comunque provocare gravi danni come ustioni (vedi figura qui sopra), aritmia cardiaca o respiratoria. Trovate subito un riparo al coperto (interno di un edificio, interno di una grotta). Lasciamo subito pascoli aperti, creste, cime, promontori. Evitiamo di ripararci sotto gli alberi, soprattutto se isolati, o sotto l’ombrellone in spiaggia. Usciamo subito dall’acqua, sia a nuoto che in barca. In auto, con finestrini chiusi, si è relativamente al sicuro, in bicicletta, in moto o nelle tende dei campeggi assolutamente no.

Luca Angelini