23 January 2021

Ghiacciaio Presena: lasciamolo morire con dignità

Nell’era del nuovo clima c’è ancora chi non conosce il significato del termine “resilienza“. Cogliamo l’occasione per spiegarlo qui, dinnanzi alla triste immagine del ghiacciaio Presena (foto di Emilia Nespoli), 3.000 metri, in Trentino, sfiancato dall’ennesimo inverno avaro di neve e dalla solita estate aggressiva come un leone.

La resilienza è intesa come azione volta ad adattarsi ad un cambiamento inevitabile.

Ora, nel nostro caso, quello dei ghiacciai alpini che sono bene o male sotto i nostri occhi, la resilienza è intesa come azione intelligente operata dall’uomo – che nella fattispecie è esso stesso causa del suo male – il quale vede sparire i ghiacciai e lassù, se proprio ci deve fare qualcosa, ci fa qualcos’altro che sia coerente con i cambiamenti del clima e della montagna, non certo una pista da sci sospesa in mezzo al nulla.

Ma la logica del profitto è solita costruire cattedrali nel deserto e il risultato è sotto i nostri occhi. Così giorno dopo giorno, mentre l’ambiente che ci circonda cambia a vista d’occhio, emerge ancora una volta la condotta autodistruttiva dell’uomo, logica che finisce dritta in un vicolo cielo; si, perchè – giusto per parafrasare – quando avremo spremuto sino all’ultima goccia ogni risorsa, capiremo che non potremo nutrirci con il denaro.

E’ ormai evidente che il nostro clima non è in grado di sostenere i ghiacciai posti sotto i 4.000 metri di quota, che bene o male sono tutti condannati e la tendenza non si invertirà certamente nè tra 10 anni nè tra 20, nè in qualsiasi altro tempo che ci sia umanamente concesso.

E allora, dopo non aver impedito la malattia, mettiamo da parte l’inutile accanimento terapeutico e lasciamo morire i nostri ghiacciai con la dignità che si meritano.

Luca Angelini

Ghiacciaio Presena: lasciamolo morire con dignità