23 January 2017

NEVE in arrivo sui versanti nord-alpini e i nostri a secco, le conseguenze

Giovedì 5 si comincia: NEVE su versanti rigorosamente “NORD” alpini. Le nostre Alpi, i nostri versanti meridionali, come anche parte dell’Appennino settentrionale, verranno invece ancora una volta pressochè ignorati dalle preziose precipitazioni nevose in arrivo con l’ondata di freddo partita dall’Artico e prevista attraversare tutta l’Italia nei giorni dell’Epifania. Così ci troveremo con Messina imbiancata e Cortina a secco, un classico di questo strano inverno.

L’inverno è la stagione meno piovosa dell’anno sulle Alpi, d’altra parte il freddo la maggior parte delle volte viene da nord o nord-est e sono naturalmente i versanti esteri delle Alpi a risentire in via diretta di queste situazioni, compresa la probabilità di avere nevicate. L’aria fredda infatti si accumula al di là delle linee di cresta, in Svizzera, in Austria e inizia a risalire a fatica i pendii (è densa, pesante e quindi necessita di molta energia per compiere la salita). Una volta compiuto lo sforzo, sotto la spinta di intensi venti settentrionali, l’aria in salita inizia a condensare, perdendo così sui versanti esteri tutta la sua umidità sotto forma di precipitazioni, naturalmente nevose in questo caso, sin su pianure e fondovalle.

Superata la linea di cresta eccola cadere letteralmente sul versante opposto, il nostro. Scendendo va incontro a pressioni maggiori, le sue molecole cozzano le une contro le altre causando un rapido riscaldamento che secca l’aria rendendola estremamente tersa: è il Foehn

Ecco allora oltre al danno, quello delle mancate nevicate, anche la beffa, quella che porta a terreni alpini sempre più secchi. Da notare inoltre che nella stagione invernale, pur in condizioni parzialmente mitigate da episodi favonici, le temperature rimangono comunque al di sotto dello zero per molte ore al giorno, specie in quota. Senza la protezione isolante offerta dal manto nevoso il terreno gela e si spacca in profondità ponendo le basi per successivi dissesti e/o crolli durante la primavera e l’estate, quando il terreno sgelerà.

Insomma un danno incalcolabile per le nostre montagne, sia per il turismo invernale, sia per gli incendi (dolosi) che si accompagnano a queste prolungate situazioni di secco estremo, sia per l’attività escursionistica ed alpinistica. Bisogna infatti tenere presente che l’erba secca invernale, non coperta dalla neve e sottoposta a diversi cicli di gelo e disgelo, diventa estremamente scivolosa e non di rado causa di gravi incidenti anche su percorsi relativamente semplici. Da non sottovalutare anche l’attraversamento di canali ghiacciati, con la superficie vetrata spesso nascosta tra rocce ed erba, vere e proprie trappole celate anche lungo percorsi apparentemente facili. Infine le eventuali superfici innevate, rese vetrate e impercorribili dall’azione eolica accompagnata a temperature gelide.

Queste le conseguenze: non rimane che attendere novità meteorologiche che invertano il giro delle correnti permettendo il benefico ritorno della neve sulle nostre montagne, novità che per il momento però non si vedono 

Luca Angelini

NEVE in arrivo sui versanti nord-alpini e i nostri a secco, le conseguenze