23 July 2018

“Goccia fredda”, che cosa è, che tempo ci porta?

Premessa: a volte in meteorologia vengono utilizzati termini che spaziano nella fantasia più pura, sinonimi o vocaboli presi in prestito da altre lingue, inglese in primis (anche a scapito del più antico ed aristocratico latino), altri di più chiara e intuitiva interpretazione.

Il discorso vale anche per la nominatissima “goccia fredda”, altresì chiamata “cut off”, “upper level low” o “kicker”. Ma rimaniamo nella terminologia italiana, che ci è più congeniale: cosa significa goccia fredda? Per comprendere di cosa si tratta facciamo un piccolo passo indietro.

Anzitutto non si tratta di una goccia d’acqua, ma di un nucleo di aria, ovviamente fredda. Quando la circolazione generale a scala sinottica (scala continentale) si svolge con ondulazioni particolarmente ampie, finisce per rilasciare alle medio-basse latitudini le cosiddette “saccature“, ovvero “nasi” di bassa pressione colmi di aria fredda. Se sottoposti a particolari manovre di allungamento, le estremità delle saccature si spezzano rilasciando in quota vortici isolati contenenti aria fredda, i quali inizieranno ad avere vita a sè fintanto che la loro energia sarà sufficiente a sostenerle.

Ma la caratteristica peculiare della goccia fredda sarà da ricercarsi essenzialmente nella sua collocazione tridimensionale. Il nostro minimo depressionario colmo di aria fredda infatti tenderà a perdere per attrito la sua struttura nei bassi strati e a mantenerla invece in quota. Questo determina spesso accesi contrasti a causa dell’aria fredda e densa (quindi pesante) che in altitudine sorvola quella più calda e meno densa (quindi più leggera) al suolo.

Questa caratteristica fisica destabilizza la colonna d’aria e innesca una notevole turbolenza atmosferica con attivi moti verticali che, specialmente nella stagione calda, determineranno lo sviluppo di una fervente attività convettiva e temporalesca. L’aria fredda presente in quota verrà infatti rovesciata al suolo proprio dai temporali i quali avranno pertanto il compito di ristabilire l’equilibrio atmosferico perduto.

Durante l’inverno i contrasti di natura termodinamica sono ancora attivi sul mare, meno sulla terraferma, ma sono tuttavia in grado talvolta di procurare precipitazioni che, non di rado possono manifestarsi a carattere nevoso fino al livello del suolo.

Luca Angelini

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Se il meteorologo parla di “goccia fredda” a che fenomeno si riferisce?