21 October 2020

Gonzalo 2014 VS Kyrill 2007, come un uragano

kyrillTanto va la gatta al lardo… beh lo sapete tutti come va a finire. Forse qualcuno tra chi scrive di meteo sulle sterminate pagine del web ha le idee molto chiare su come circuire il semplice profano della materia, ma molto confuse sulle conseguenze boomerang di proclami apocalittici che tutti vedranno cadere nel vuoto. Ebbene pietra dello scandalo, l’ultimo in termini di meteo, ovvero da quando l’Aeronautica Militare ha perso l’esclusiva sulla divulgazione della materia nel nostro Paese, è la storia di un ex ciclone tropicale, tal Gonzalo.

Orbene, dopo aver perso le sue caratteristiche originarie (dal 16 ottobre scorso) per via di un processo noto come extratropical transition, la nostra bella trottola è stata agganciata dal flusso perturbato delle medie latitudini, quindi come il mulinello di un fiume si è portato sull’Europa centrale investendo le Isole Britanniche prima e la Mitteleuropa poi. Il suo passaggio si è accompagnato ad un rinforzo del vento anche notevole, da un transito temporalesco di tipo frontale e da un conseguente calo delle temperature.

Ora, appurato che tale vortice NON ha raggiunto l’Italia nè tantomeno la raggiungerà mai, ci prepariamo a leggere il seguito di questa colossale meteobufala. Vi diranno che il rinforzo del vento in Italia ha raggiunto il livello di uragano. Falso, ancora falso. La forza del vento non ha superato quello previsto dalla scala Beaufort, universalmente presa a riferimento per questo parametro per essere classificato come forza di uragano (12), bensì quello di burrasca o localmente di burrasca forte (forza 8-9).

La forza di uragano fu invece effettivamente raggiunta da ben altra tempesta, nata il 15 gennaio del 2007 sul nord dell’Atlantico e battezzata dall’Università di Berlino come Kyrill. Nata da un processo noto come ciclogenesi rapida, il vortice fu trascinato sul cuore dell’Europa entro un intenso flusso di correnti occidentali tant’è che lungo il suo bordo meridionale il vento dovuto alla rotazione del ciclone (vento di gradiente) si andò a sommare anche il vento isallobarico, ovvero quello dato dallo spostamento del ciclone stesso da ovest verso est entro il flusso principale.

Velocità doppia che corrispose a venti di tempesta eccezionali, con punte fino a 250 km/h, ovvero ben oltre il fondoscala di forza 12. Ecco la forza dell’uragano, ma anche in questo, alla luce del linguaggio scientifico corretto, caso NON si è trattato di uragano. La tempesta, ecco il suo giusto appellativo, ha attraversò il Mare del Nord il 17 e 18 gennaio, facendo landfall sulle coste tedesche e olandesi nel pomeriggio del 18 gennaio, prima di spostarsi verso est sulla Polonia e il Mar Baltico nella notte 18-19 gennaio sino a raggiungere il nord della Russia. Il tutto fu accompagnato da un esteso fenomeno di storm surge, con allagamenti rovinosi a ridosso delle fasce costiere esposte ai marosi. Naturalmente il suo passaggio mise mezza Europa in ginocchio, tant’è che si contarono ben 47 vittime.

Gonzalo VS Kyrill? Neanche a pensarci, eppure c’è ancora qualcuno che si ostina a chiamarlo “uragano”…

Luca Angelini

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