24 October 2020

Primavera nel bel mezzo di gennaio: incredibili analogie

gen08“Gennaio come aprile, nord-ovest come nord-est, regioni settentrionali come regioni meridionali. Un unico comun denominatore ha unito tutta l’Italia sotto le mentite spoglie di una falsa primavera…… ” Stop!

Potrebbe sembrare la cronaca della giornata odierna ma, se non ve ne siete accorti, abbiamo fatto un salto di ben 7 anni, ripescando quel che successe nel corso di un altro gennaio dal sapore ben poco invernale quello del 2008 e, in particolare di quel fenomenale 28 gennaio. Fino ad oggi si era fermato certamente a quel giorno la corsa al guinness dei primati per l’assalto ben poco deontologico ad acchiappare il record della giornata più mite nella storia dei nostri inverni. Fino ad oggi…

Ma torniamo all’inizio e ripercorriamo quel che accadde allora: …. “Un unico denominatore ha unito tutta l’Italia” – dicevamo- :”la mitezza irreale: Torino 23°C, Cuneo 22°C, Malpensa 20°C, Bolzano 17°C, Milano 16°C. Ma anche Dobbiaco (1.226 metri) 10°C esattamente come Tarvisio (780 metri), e per finire il Monte Paganella 2.130 metri (Tn) ben 8°C. Parrebbe un normalissimo bollettino di metà aprile ma il calendario rimase ottusamente inchiodato su di un mese di gennaio che sembrava non finire mai. La lenta apparente agonia di un inverno che aveva dato tante speranze e anche qualche soddisfazione, in quel giorno di fine gennaio, in quel periodo che tutti conosciamo come “i giorni della merla”, aveva gettato impietosamente lo sconforto, non solo tra gli amanti della neve, ma anche da chi si aspettava una stagione normale”.

Quell’anno la potenza dell’anticiclone aveva messo in crisi perfino la collaudatissima tradizione dei “giorni della merla” , notoriamente i più freddi dell’anno. Ora la domanda sorge spontanea: se il periodo più freddo dell’anno aveva fatto misurare temperature da primavera inoltrata, che ne fu dell’estate successiva? Fortunatamente il ragionamento non è cosi logico come potrebbe sembrare. I grandi pionieri della meteo come i generali Bernacca e Baroni sostenevano che “la stagione nuova è figlia di quella passata“, ma da allora molte cose sono cambiate, è cambiato l’assetto generale della circolazione dell’atmosfera, è cambiato soprattutto il clima.

gen15A differenza di allora adesso possiamo contare su studi più aggiornati, su tecnologie più sofisticate, su metodi di calcolo più performanti, sugli indici teleconnettivi. E qui tocchiamo un tasto dolente: anche, in quest’ultimo campo ci troviamo di fronte ad una esplorazione pionieristica e dunque i risultati empirici e statistici sul lungo termine possono essere paragonabili a quelli che si potevano ottenere 20-30 anni fa in una previsione ad una settimana. Tra la gente, poco disposta a comprendere ma molto a giudicare, nasce così “il grande bluff”.  In quel non inverno del 2008 il fallimento delle tendenze stagionali aveva portato la malfiducia della gente verso questi importantissimi studi, esattamente in proporzione di come la primavera reale aveva soppiantato la neve prevista. Ma il tempo non ha umore, segue le sue leggi, condite da qualche nota stonata, ma pur sempre al di sopra delle parti.

E spesso questo gioca a beffare persino la statistica. Pensate che solo un anno prima, esattamente il 19 gennaio del 2007, si verificò ancora una volta una situazione di mitezza estrema nel bel mezzo dell’inverno, anche se in verità quell’anno di inverno veramente non se ne vide traccia. Una tempesta ben distesa sul nord Europa, tanto feroce che il suo nome Kyrill, fece la storia della climatologia. Ebbene quel 19 gennaio il Foehn anticiclonico portò temperature record su diverse regioni d’Italia: Torino e Cuneo 27°C, Villaputzu (Sardegna) 25°C, Piacenza 24°C, Milano Malpensa, Parma, Bari e Lecce 23°C, Ancona e Bolzano 22°C, Milano Linate e Bologna Borgo Panigale 20°C.

gen07Ora, al di là di tutto, sorprendente risulta a conti fatti, l’analogia con la giornata odierna. Quel 19 gennaio di otto anni fa, la nostra Penisola si trovò sotto l’azione congiunta di un anticiclone dinamico subtropicale atlantico ben strutturato a tutte le quote e colmo di aria molto calda, unitamente a un effetto favonico indotto a sud delle Alpi dalla rotazione oraria delle correnti in discesa all’interno dell’alta pressione stessa. L’effetto compressione che si verifica in questi casi raddoppia il salto e determina una classica situazione di favonio senza sbarramento, con rialzo delle temperature sottovento (sull’Italia in questo caso) su valori da primato del caldo.

Otto anni dopo ecco un fenomeno del tutto analogo, in un contesto generale che corre in sintonia con il mese più caldo di sempre, con l’anno più caldo di sempre. Una figura analoga e, se vogliamo, dai connotati ancora più “cattivi”, quasi un pesce fuor d’acqua, un pezzo di estate immerso in una stagione che non è la sua . Una anomalia che, di per sè, non sarebbe comunque eccezionale, ma che acquista importanza soprattutto in relazione alla frequenza di ritorno: in otto anni, tre episodi di caldo estremo con abbattimento di record storici nel bel mezzo di gennaio, iniziano a stare un po’ stretti, anche per una climatologia temperata come la nostra.

Luca Angelini

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