4 December 2020

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Guerra tra anticicloni, chi sarà il più forte?

Anticiclone nord-africano, il paladino delle estati targate nuovo millennio e anticiclone russo-siberiano, il grande assente degli inverni pari data: l’uno porta come ben sappiamo aria molto calda prelevata in estate dalle dune del Sahara, l’altro aria molto fredda nata in inverno sulle steppe innevate della Siberia.

Ora, scrutando le varie carte meteorologiche, ormai alla portata di tutti grazie all’avvento di internet, si nota che la figura del caldo per antonomasia si presenta massiccia, colorata sovente di sgargianti tinte rosse, sintomo di aria caldissima che dalle quote superiori procede man mano verso il basso. Osservando però le carte al livello del mare, le classiche mappe del tempo come quella allegata nella figura in alto, questo super anticiclone si distingue a malapena e soprattutto i valori di pressione sono addirittura più bassi di quelli dell’anticiclone delle Azzorre o di quello europeo. In particolare si notano valori che raramente superano i 1015hPa.

Ma come? I lettori più attenti ed esperti avranno notato infatti che figure anticicloniche invernali sfoggiano valori di pressione ben più elevati. Se poi andiamo a rispolverare anticicloni invernali come il ben noto russo-siberiano, notiamo valori di pressione al suolo che arrivano addirittura anche a 1060hPa.

Ma come è possibile? La questione è molto più semplice di quanto ci si potrebbe aspettare. In primo luogo la differenza è proprio strutturale: l’anticiclone nord-africano è di tipo dinamico, ossia nasce per l’aumento dello spessore della colonna d’aria in virtù dell’afflusso di aria molto calda in quota. Quest’ultima, non potendosi accumulare all’infinito in altitudine, scende forzatamente e si scalda ulteriormente. L’anticiclone russo-siberiano è di tipo termico, ossia nasce e si sviluppa nei bassi strati per il forte raffreddamento notturno delle masse d’aria a contatto con le immense distese innevate continentali.

Ora, come si può dimostrare attraverso l’equazione idrostatica, la pressione al livello del mare è la conseguenza di tutte le pressioni sovrastanti, ovvero del peso complessivo che la massa d’aria assume alle varie quote. Abbiamo dunque una componente dinamica in quota, affidata alle correnti in quota, e una al suolo, conseguente alla temperature dell’aria nei bassi strati.

Ebbene, durante l’inverno si ha la somma tra l’effetto dinamico, dovuto alle correnti in quota che sono più intense e quella termica, causata dalla temperatura che in prossimità del suolo è più bassa, con maggior peso totale lungo la colonna d’aria. Per questi motivi gli anticicloni durante la stagione invernale assumono valori di pressione al suolo generalmente più elevati che durante l’estate.

Anticiclone russo-siberianoMa torniamo ai nostri antagonisti: anticiclone nord- africano e anticiclone russo-siberiano. Per quanto detto sopra non è ora difficile comprendere perchè i ciclopi del caldo proveniente dal Continente Nero, tipici della stagione estiva, assumono valori di pressione al suolo raramente superiori a 1015hPa, mentre i signori del gelo siberiano invernale, costituiti da aria pesantissima, possono presentare valori, come detto, anche fino a 1060hPa. Un esempio nella figura qui a fianco, risalente al 31 gennaio del 2012.

Importante conclusione: l’andamento della pressione al suolo dunque non indica la potenza calorifica di un anticiclone. Quello che fa la differenza è infatti il gradiente, ovvero lo scarto di pressione con le zone circostanti e soprattutto la natura e l’origine di queste imponenti figure protagoniste del nostro tempo. E l’Africa questo lo sa bene…

Luca Angelini

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