28 November 2020

HYPERCANE STORM, oltre i limiti di un uragano

Mentre il Messico si appresta ad affrontare  uno degli uragani più potenti nella storia della climatologia (Patricia), emergono pian piano alcune considerazioni riguardo la potenza totale sprigionata da queste impressionanti tempeste. Ebbene questo parametro è il cosiddetto indice A.C.E. (che rappresenta la velocità media del vento x la durata)  e pare che negli ultimi anni sia proiettato verso un lento ma inequivocabile aumento.

E proprio i numeri terribili in termini di perdite umane e di denaro, ha portato i ricercatori ad approfondire gli studi a riguardo. Tra questi un professore americano, il Dr. Kerry Emanuel, ha simulato al computer un super uragano, del tutto simile a quello famosissimo che da qualche centinaio di anni imperversa sul pianeta Giove.

Questo super uragano prende il nome tecnico di Hypercane storm.

Ma potrà mai formarsi sul nostro pianeta una tale mega tempesta? Secondo i modelli di simulazione gli ingredienti necessari sarebbero fuori portata: la temperatura superficiale del mare dovrebbe essere almeno pari a 48-50°C, la pressione atmosferica al suo interno di 800hPa e al centro di 700hPa, il che svilupperebbe venti sino a 800km/h. La colossale spinta convettiva sarebbe così in grado di forare la tropopausa e sfondare nella media stratosfera (gli uragani sfiorano la bassa stratosfera).

Per fare un confronto, in attesa dei dati ufficiali riferiti all’uragano messicano Patricia, il più grande e intenso uragano risale al 1979, ossia al tifone Tip (che interessò una zona compresa tra le Filippine e le isole di Marshall), con una velocità del vento di 305 chilometri all’ora (190 mph) e la pressione centrale di 870 hPa. Un Hypercane sarebbe quindi otto volte più potente di questo uragano.

Secondo Emanuel le uniche condizioni che potrebbero portare allo sviluppo di un tale mostre potrebbero essere conseguenti all’impatto di un asteroide piuttosto che ad una colossale eruzione vulcanica sottomarina. Per questi motivi gira notizia, ovviamente tutta da verificare, che vedrebbe nell’ipotetico sviluppo di questi super uragani nel Giurassico, l’estinzione dei dinosauri. Il tutto a seguito dell’impatto di un corpo celeste sulla Terra.

In realtà, conclude Emanuel dopo aver esaminato le equazioni del cosiddetto ciclo di Carnot, e il rispettivo teorema, la differenza di temperatura tra l’oceano e la stratosfera dovrebbe essere così elevata da generare un processo di autodissipazione del vortice, il che getta ulteriori dubbi sull’effettiva possibilità di sviluppo di queste spaventose macchine da guerra nell’atmosfera terrestre.

Luca Angelini

 

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