I TEMPORALI e il mistero dell'antimateria

antiIl misterioso fenomeno, descritto sul “Journal of Plasma Physics” in un articolo a prima firma Joseph Dwyer, è stato rilevato per caso nell’agosto del 2009. Dwyer e colleghi erano in volo al largo delle coste della Georgia per condurre misurazioni dei cosiddetti lampi gamma, potenti emissioni di radiazione elettromagnetica che si producono nelle nubi temporalesche secondo un meccanismo fisico ancora non del tutto chiaro. La notizia era poi stata resa pubblica per la prima volta 10 gennaio 2011 nel corso un breafing all’American Astronomical Society meeting di Seattle dal portavoce Michael Briggs, e aveva aperto nuovi orizzonti nello studio sui temporali.

Le osservazioni e i rilevamenti del telescopio Enrico Fermi, strumento d’avanguardia utilizzato dalla missione omonima e montato su una sonda orbitante per studiare i segreti dell’universo, hanno mostrato che i fulmini originano un serie di reazioni tali da indurre la formazione di filamenti di raggi gamma. Il processo è noto come “annichilimento”, ossia annientamento, disgregazione. Il discorso sembra fantascientifico, in realtà si tratta di particolari processi elettrochimici il cui prodotto finale è nientemeno che l’antimateria.

Ora, dopo oltre 5 anni di studi i ricercatori non sono stati in grado di mettere a punto un modello in grado di spiegare come mai all’interno di una nube temporalesca si produca una scia di positroni, le antiparticelle degli elettroni, ossia l’antimateria. Per questi motivi Dwyer sta progettando di compiere nuove misurazioni direttamente dall’interno di un temporale. “L’interno di un temporale è un paesaggio bizzarro che abbiamo appena iniziato a esplorare”, ha concluso.

Non rimane che formulare ai nostri “cacciatori” di temporali i migliori auguri di buona fortuna.

Luca Angelini

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