24 October 2020

I TEMPORALI in primavera secondo la climatologia

Nella prima parte della primavera si comincia di norma con l’attività convettiva (temporali), con una netta prevalenza sulla fascia collinare e pedecollinare e nelle ore pomeridiane e fino al tramonto. La climatologia dell’attività temporalesca in Italia, indica che però in questo periodo c’è una sensibile differenza tra l’attività convettiva ad evoluzione diurna e legata ai fronti della zona collinare e pedecollinare (più frequente), e quella che si verifica nelle basse pianure e lungo le coste (meno frequente); gap che tende leggermente ad assottigliarsi a mano a mano che ci si addentra nel periodo estivo.

La prima causa è del tutto intuitiva: è chiaro che l’orografia, per tutta una serie di motivi, aiuta e forza i moti convettivi a ciclo diurno. C’è però una seconda causa che, specie ad inizio primavera ha una sua importanza: infatti le acque superficiali del mare hanno ancora una temperatura relativamente bassa, eredità dell’inverno, e quando nelle ore pomeridiane si attivano le brezze marittime, talora anche vivaci dato il sensibile gradiente termico mare-entroterra (con quest’ultimo che si riscalda alla svelta), esse portano aria più fresca, umida, ma anche più stabile verso l’interno, sequestrando l’energia convettiva potenziale disponibile (CAPE) e “spazzandola” nel contempo verso ovest a ridosso dei rilievi e delle pianure pedecollinari.


In altre parole in primavera, specie nella prima parte, anche il mare contribuisce ad avere una maggiore attività temporalesca sui nostri rilievi appenninici e sulla fascia pianeggiante pedecollinare. A meno che non transitino fronti, ULL (gocce fredde) e company, ma quello è un altro paio di maniche.

Tra il dire ed il tuonare c’è di mezzo anche il mare, parafrasando.

Pierluigi Randi

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L’attività TEMPORALESCA in primavera sondo la climatologia