I temporali quotidiani del Nord-Ovest: normalità o eccesso?

Chi abita al nord-ovest si è sicuramente accorto che le prime due decadi di maggio sono state decisamente instabili e pertanto molto piovose. Soprattutto per le alte pianure lombarde e piemontesi, i dati registrati parlano di 12-15 giorni di pioggia su 20 e talvolta 18-19 giorni di precipitazioni misurabili: in pratica è davvero piovuto ogni giorno. Per quanto concerne le Prealpi, il dato in sé non è così anomalo, in quanto per la fascia prealpina i mesi più piovosi sono maggio e giugno (anche per alcuni capoluoghi come Varese e Como): anche per le alte pianure (pedemontane bergamasche, Brianza, alto milanese) il mese di maggio è uno dei più piovosi dell’anno, con medie mensili di 100-140 mm a seconda delle zone.

Non ci deve stupire che maggio sia un mese temporalesco!

Quello che invece mi lascia piuttosto colpito è l’intensità di tali eventi temporaleschi: nonostante ci siano state solo 3 perturbazioni organizzate (la quarta è in arrivo), in vaste zone della Pianura Padana sono scoppiati improvvisi nubifragi e notevoli eventi temporaleschi, con scrosci equatoriali e grandinate diffuse. Il risultato è che in diverse mattinate ci sono stati cieli sereni o poco nuvolosi e nel tardo pomeriggio si sono originati sistemi multicellulari, QLCS e squall line, tutti eventi che fanno parte del mese di maggio. Ciò che è anomalo è la continua persistenza di tali fenomeni e l’assoluta mancanza di stabilità della colonna d’aria nelle prime due decadi. Ho notato che diverse stazioni del CML, un’area compresa tra basso milanese e zona laghi, hanno avuto in più giorni intensità pluviometriche estreme, anche superiori a 300 mm/h, con punte di 500; oltretutto tali fenomeni sono difficilissimi da prevedere e sono altresì molto circoscritti: capita infatti che una stazione riceva 60 mm e quella distante una decina di km ne riceva meno di 10. Ne risulta che il mese di maggio è già largamente sopra media pluviometrica su buona parte delle suddette aree, mentre non lo sia su basse pianure, non interessate da questi scrosci intensi.

Nell’immagine qui a fianco (credit Centometeolombardo): gli accumuli estremamente irregolari degli intensi nubifragi del giorno 16 maggio. 86 mm in un giorno, di cui ben 60 in mezzora, un valore estremo anche per il semestre caldo (un fenomeno chiamato dagli americani “severe storm” o “severe rain”).

Altro dato che fa riflettere: i punti di rugiada. Escludendo l’ingresso freddo di aria artica marittima, i punti di rugiada sono decisamente alti, spesso sui 16-18°C, nonostante non faccia tanto caldo di pomeriggio (22-24° C di temperatura massima sulle zone interessate, talvolta anche sotto i 20°C): ciò significa che c’è tantissimo vapore acqueo (c’è infatti un’alta umidità assoluta, intesa come grammi di vapore per kg d’aria) e un elevato CAPE, quindi basta che la colonna d’aria sia leggermente instabile per far “esploderenubifragi simil-monsonici, esattamente come accade quotidianamente…attorno all’equatore (sebbene lì faccia comunque molto più caldo, ma il meccanismo è confrontabile).

Siamo passati da un’estate 2017 arida (iper-arida, con evapotraspirazione estrema) a un mese di maggio estremamente temporalesco e ricchissimo di vapore acqueo: che siano due facce della tropicalizzazione del Mediterraneo?

 

Davide Santini

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