20 October 2017

Il falso mito della temperatura percepita, diamoci un taglio

Un tal Fabrizio de Andrè un bel giorno se ne uscì con un pensiero che a mio parere, potrebbe benissimo essere all’altezza di sostituire (l’anacronistico) articolo n.1 della Costituzione: “L’uomo che vale veramente è colui che si ferma a riflettere laddove gli altri vanno avanti come pecore“.  In altre parole, potremmo dire che qualcosa non diventa vero solo perché lo dicono tutti. Prendiamo il tormentone della temperatura percepita, tormentone in quanto salta fuori ogniqualvolta la stagione estiva si fa sotto con la sua faccia più odiosa, quella del caldo insopportabile.

La temperatura percepita? Ve lo dico subito, non esiste. Esiste la temperatura e basta. Questa errata interpretazione della relazione tra temperatura e umidità relativa nasce semplicemente dal fatto che il nostro corpo sfrutta il calore sottratto dall’evaporazione dei liquidi presenti sulla pelle per raffreddarsi. Quindi, ecco che arriviamo subito ad un problema non da poco, visto che ci sono persone che soffrono il caldo più di altre, altre persone che sentono il vento più di altre, con il risultato che uno percepisce una cosa diversa dall’altra, pur rimanendo la situazione la medesima. Percepita allora da chi? 

Ma torniamo a noi: l’evaporazione avviene più e meglio se l’aria è secca o poco umida ed è per questo che il caldo secco si sopporta meglio. Se l’aria è più umida, allora l’evaporazione del sudore avviene con maggiore difficoltà, il calore non viene smaltito e si accumula divenendo anche insopportabile. E questo porta disagio, malessere, malore, colpo di calore con sequenza crescente di gravità.

Il primo che mise in relazione temperatura e umidità fu un certo Dott. Steadman durante la guerra del Vietnam, nel corso della quale si era notato come gli equipaggi militari che attendevano all’interno degli aerei, erano in qualche caso soggetti a malore. Egli ideò una formula empirica che segnalava un valore critico oltre il quale si aveva disagio o addirittura pericolo, quella che oggi è diventata la cosiddetta temperatura percepita e che in realtà altro non era se non un semplice indice del disagio.

thomIndicare il disagio fisico con la temperatura percepita quindi sostanzialmente non è corretto. D’altra parte infatti se ci sono 32°C, ma a causa dell’umidità elevata si soffre e si rischiano malesseri o malori come se ci fossero 38°C non corrisponde al vero, dato che, come detto, questa soglia è assolutamente personale e quei 38°C per me possono essere tollerabili, per un altro no, per me equivalgono a 35 per te  a 38 , per un altro a 42. E allora che facciamo, diamo i numeri?

Liberiamoci quindi dalla schiavitù dei luoghi comuni e abbandoniamo la temperatura percepita in favore di un parametro esistente e perfettamente adeguato: l’indice di disagio. Ne ho parlato in questo articolo, descrivendo l’indice di Thom, che è ben rappresentato anche in questa apposita cartina.

Buona estate a tutti.

Luca Angelini

Il falso mito della temperatura percepita, diamoci un taglio

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