Il mare d’inverno…

Il mare visto dalla spiaggia spesso non permette di cogliere tutte quelle sfumature che contraddistinguono i suoi flutti e le sue correnti. Ma a un occhio appassionato non occorre certo prendere il largo per comprendere i misteri che si celano dietro l’emozione di una spettacolare mareggiata. Certo, perchè oltre al piacevole, inebriante e salutare profumo dell’aerosol marino, l’occasione di assistere alle evoluzioni di un mare agitato ci dà lo spunto per scoprire che anche questa immensa distesa d’acqua ha le sue regole e che tutto quel gran rumore che si crea non è li per caso ma segue una ritmica particolare e matematica.

Il vento è il direttore d’orchestra e crea una dopo l’altra tutte le onde che solcano le acque. Ne determina l’entità, la direzione, la frequenza e l’altezza imprimendovi la sua energia. Questa poi si distribuisce lungo al superficie marina trasmettendosi da un’onda all’altra. Ecco che si formano i cosiddetti “treni d’onda“. Le onde non viaggiano mai sole, proprio perchè non si tratta di materia che si muove ma di energia che si trasmette. L’energia si trasmette secondo un meccanismo matematico che può anche ingannare l’occhio. La velocità di un treno di onde sarà infatti sempre circa la metà di quella posseduta da ogni singola onda. Giocano un ruolo fondamentale in questo caso anche fenomeni di fase positiva o negativa, di interferenza o risonanza. Al suo arrivo sulla spiaggia la prima onda sembrerà rallentare mentre la seconda, apparentemente nascosta e più bassa, giungerà sulla battigia con un balzo improvviso, sollevandosi e scaricando doppia energia, in questo caso anche con trasporto di materia, il frangente.

Questo meccanismo, se proiettato su lunghissime estensioni di mare aperto, può determinare pericolosi accumuli di energia alla base dei quali ci troveremo dinnanzi allo sviluppo della cosiddetta “onda anomala“. Confusa erroneamente con lo tsunami, quest’ultimo di tutt’altra natura, origine e sviluppo, l’onda anomala è di origine meccanica dovuta al vento e trae spunto dalla sovrapposizione di vari treni d’onda e da intensità e direzione delle eventuali correnti marine in atto sul luogo dell’osservazione.

I vecchi lupi di mare nei loro racconti ci offrono numerosa letteratura a riguardo. In condizioni particolarmente favorevoli in pieno oceano ci raccontano di avere incontrato onde anomale alte fino a 30 metri. Effettivamente l’esempio indimenticato, quello che vide protagonista nel lontano 1966 la grande nave Michelangelo, la dice lunga. Il transatlantico si trovò di fronte un onda anomala alta ben 25 metri. I danni materiali furono inestimabili e sul ponte si contarono anche 3 vittime e centinaia di feriti. Si calcola tuttavia che in condizioni medie, con mare agitato, giunga sulla costa un’onda anomala circa ogni 4 ore. Un altro calcolo ci suggerisce che in talune situazioni un’onda su 1.000 tra quelle che raggiungono il litorale sia da considerare anomala.

I temerari che si divertono a giocare con le onde sono avvisati.

Luca Angelini

Il mare d’inverno

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