Il “mistero” dei chicchi di grandine

In occasione delle recenti grandinate occorse in alcune aree del Riminese e del Pesarese, con chicchi di grandi dimensioni, sono stati osservati elementi di ghiaccio con molti lobi e molte punte, oppure dall’aspetto “a mora”. Al che, sono subito spuntati i soliti “nullologi” che hanno apostrofato a destra e a manca chiunque incontrassero sul loro cammino, ad eccezione degli esperti in materia (chissà perchè). Costoro, che di norma vivono a pane e complotti, sono quelli che, come sempre, “ci hanno visto un mistero”, “non ce lo dicono”, “non sono chicchi naturali” e amenità simili.

Il processo di formazione della grandine è complesso, ma oramai ben compreso, ed è già stato affrontato in varie occasioni e anche riprodotto in laboratorio. Limitandoci qui ad approfondire la questione dei lobi e delle punte, possiamo partire da un chicco già formato, ma ancora piccolino, dentro la nube temporalesca con i suoi processi iniziali di crescita secca e crescita bagnata.

Updrafts (correnti ascensionali appartenenti ai sistemi temporaleschi) particolarmente forti, duraturi ed estesi, conducono facilmente alla formazione di grandine grossa con lobi e punte, poiché possono contenere una grande quantità di acqua sopraffusa (liquida in ambiente a temperatura sotto zero) sotto forma di goccioline, e ciò accade di preferenza quando le gocce sopraffuse sono piuttosto grosse e sparate verso l’alto da fortissime correnti ascendenti (tipiche di temporali di forte intensità).

Dal momento che il chicco cresce per cattura e/o collisione di acqua sopraffusa, entro le turbolenti correnti all’interno della nube vengono “sequestrate” molte di queste goccioline grosse, per cui sulla superficie del chicco cominciano a crescere più lobi distribuiti su tutta la sua superficie. Tra lobo e lobo si possono così formare delle intercapedini vuote che conferiscono al chicco un aspetto simile a quello di una mora.

Le gocce sopraffuse, a causa dell’elevata velocità di ascesa, non fanno in tempo a unirsi per formare gocce più grosse mediante coalescenza, ma soprattutto non riescono a distribuirsi uniformemente sulla superficie del chicco prima che ne giungano delle nuove. Esse, quindi, si sovrappongono in tempi brevissimi tra loro solidificando sul chicco in maniera rapida, caotica e irregolare: tali irregolarità costituiranno i futuri lobi. Se la nube è particolarmente ricca di grosse gocce sopraffuse, con violente correnti ascensionali e alta efficienza di accrescimento (o accrezione), favorito se c’è una grande mole di acqua sopraffusa tra le isoterme 0°C e -12°C, ecco che il processo di accrescimento continua fino a che la corrente ascendente non sopporta più il peso dei chicchi (più essa è intensa e più i chicchi rimangono nella zona nevralgica).

Riassumendo: quei lobi e quelle punte non hanno nulla di misterioso. Semplicemente si formano quando le collisioni tra ghiaccio e acqua sopraffusa sono “frenetiche” e ad altissima velocità. IN queste condizioni le gocce non hanno il tempo materiale per distribuirsi uniformemente sulla superficie del chicco, che nel frattempo si riscalda leggermente (fusione parziale) poiché interviene il calore latente di solidificazione (crescita bagnata). Nascono così gobbe, lobi e punte. Tanta acqua sopraffusa la ritroviamo in nube se nei bassi strati è presente aria particolarmente calda e umida. Ancora peggio nel caso di un temporale a supercella: la corrente mesociclonica curva la traiettoria del chicco in modo tale da tenerlo più a lungo all’interno dell’updraft e in particolare nella zona nevralgica di accrescimento.

Insomma, mistero risolto. I veri problemi sono altri….

Pierluigi Randi