23 July 2017

Il “naso padano”, quando porta la NEVE e quando i TEMPORALI

A volte in meteorologia, nel linguaggio informale utilizzato anche dagli addetti ai lavori per indicare un particolare fenomeno o processo, si utilizzano termini figurati che rendono però bene l’idea di cosa stiamo parlando. E’ il caso del cosiddetto “naso padano”, ma si potrebbe anche menzionare un altro naso, quello del Foehn. Ebbene dovete sapere che si tratta in entrambi i casi di fenomeni nati per interferenza di masse d’aria intorno all’arco alpino.

Nel caso del naso padano, come si può ben intuire dalla figura che vi ho allegato, e che è stata predisposta dal meteorologo Andrea Corigliano, si ha la presenza di un campo di relativa alta pressione atmosferica sulla pianura Padana. E perchè mai dovrebbe nascere un’alta pressione sulla val Padana? Essenzialmente ciò avviene quando aria fredda, o comunque più fredda delle zone circostanti, penetra da est e si va così ad accumulare a ridosso dell’arco montuoso costituito dalle Alpi e dall’Appennino settentrionale.

L’aria fredda è densa e pesante e pertanto spinge, premendo contro le montagne riempiendo così il catino padano, esattamente come farebbe l’acqua di un rubinetto entro un bicchiere. La pressione quindi aumenta, mentre al di là delle Alpi rimane stazionaria: da qui la dicitura “massimo relativo di alta pressione”. Quando la misura è colma, ossia quando lo spessore dell’aria fredda arriva all’altezza dei primi valichi montuosi, inizia a travasare. Questo solitamente avviene nel punto più basso dell’Appennino Ligure attraverso i passi del Turchino Dei Giovi e di Cadibona, dove l’aria prende forma di fiume e sfocia con intensi e freddi venti di Tramontana sul mar Ligure.

E allora, quali sono le conseguenze di questa strana presenza anticiclonica nel bel mezzo della pianura Padana? Sono essenzialmente due ed entrambe si manifestano in concreto, e anche vistosamente, quando subentra un rapido cambiamento del tempo a scala sinottica.

  • Nel primo caso, che avviene sovente durante l’inverno, l’accumulo di aria fredda nei bassi strati crea un cuscinetto di inversione termica che poi, in condizioni favorevoli, al subentro di una perturbazione atlantica, può legarsi al livello dello zero termico ponendo le basi per le classiche e celebri nevicate da addolcimento, tipiche della pianura Padana.
  • Nel secondo caso, che si manifesta soprattutto in autunno, la stessa perturbazione atlantica in avvicinamento, inizierà a richiamare verso il mar Ligure caldi e umidi venti di Scirocco. Questi ultimi però, all’altezza del golfo di Genova, si troveranno costretti a “sbattere”, passatemi il termine, contro la Tramontana fredda e asciutta che travasa dalla val Padana. Si crea così una linea di contrasto, nota come linea di confluenza, lungo la quale possono nascere strutture temporalesche molto intense e sovente di tipo rigenerante. Molte alluvioni sulla Liguria e sull’alta Toscana sono nate proprio da questo tipo di situazione. Ecco allora il “naso padano” che diventa determinante nel modulare il tempo sulle nostre regioni settentrionali e non solo.

Un’ultima curiosità: e il “naso del Foehn?” Ve lo spiego in questo approfondimento. Buona lettura.

Luca Angelini

Il “naso padano”, quando porta la NEVE e quando i TEMPORALI