Il nord-ovest e la PIOGGIA, qui la situazione si fa seria

E’ un argomento che vi introduco soltanto nelle linee generali, poichè la delicatezza della questione obbliga certamente a passare la parola agli organi istituzionali demandati all’erogazione delle rispettive allerte, ovvero le ARPA regionali e il Dipartimento della Protezione Civile. I bollettini in argomento verranno pubblicati su questo sito web in serata (mercoledì sera), mentre ora vi anticipo di cosa si tratta.

Partendo dall’analisi già approfondita in questo articolo, vi invito a porre l’attenzione sulla perturbazione che TRA GIOVEDI SERA E VENERDI MATTINA si svilupperà ad arco sui nostri mari di ponente. Questa linea frontale, molto lenta nella sua evoluzione, è preceduta da un imponente flusso umido e temperato (la banda rossa sulla carta) che prende forma dall’entroterra nord-africano, guardate dal deserto della Libia, che va poi a sovrapporsi alla perturbazione vera e propria all’altezza delle nostre regioni nord-occidentali, per confluire poi entro il minimo principale in evidenza sul Portogallo.

Ebbene, esaminando in dettaglio i vari parametri fisici che contraddistinguono questo nastro caldo e umido (tecnicamente “warm conveyor belt”) emerge senz’altro una situazione indubbiamente delicata, potenzialmente predisposta a generare un blocco di piogge da non sottovalutare. Queste piogge, come vi ho anticipato in quest’altro articolo e come vi confermerò nel prossimo aggiornamento, interesseranno tra giovedì e venerdì un po’ tutta l’Italia, ma il problema di eventuali criticità si pone per le regioni di nord-ovest, in particolare PIEMONTE, LIGURIA, BASSA VALLE D’AOSTA e OVEST LOMBARDIA.

Questo perchè la pioggia attesa, che i modelli numerici calcolano con cumulate da fuori scala (vedi figura), si sommerà a quella abbondante già caduta. La spinta di sollevamento forzato per imbottigliamento orografico operata sia dal versante marittimo dell’Appennino ligure, sia dal versante padano dell’arco alpino (guardate nella figura dove il flusso contrassegnato con l’area rossa intercetta le nostre montagne), sarà determinante nella distribuzione di questo vero e proprio diluvio, mentre le elevate temperature (per il periodo) relegano il limite delle nevicate a quote superiori a 2.000-2.500 metri, trasformando così i pendii montani in veri e propri scivoli d’acqua con rischio di piene ed esondazioni.

Ecco, vi ho anticipato il succo del discorso. Il prossimo passo sarà quello di focalizzare le zone più a rischio tramite i bollettini della Protezione Civile che, ripeto, verranno pubblicati su questo sito in serata. Vi consiglio di non perderli.

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Luca Angelini 

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