27 February 2020

Il silenzioso e impressionante cambiamento del nostro Pianeta

Tutto sta in una semplice lunghezza d’onda, un po’ come quando ti trovi in riva al mare e il rischio di venir bagnato dipende da quanto sono grandi le onde. Così funziona anche per l’atmosfera, per quei processi che non si vedono – che sono poi la maggior parte –  come quello che regola in silenzio il clima del nostro Pianeta. Tutto sta in quella lunghezza d’onda che corrisponde alla radiazione emessa dalla Terra, così vicina a quella che ci permette di vedere il colore rosso, ma già al di fuori dell’intervallo visibile dai nostri occhi e per questo chiamato “infrarosso“.

Ebbene terra, oceani e atmosfera, dopo aver trattenuto la parte di energia solare ottimale per lo svolgimento dei processi necessari alla vita, rispediscono verso lo spazio quella che avanza proprio sotto forma di radiazione infrarossa, una cessione modulata dai gas che cingono l’atmosfera noti come gas serra. Ora, tra questi l’anidride carbonica ha un ruolo primario nel farsi carico di intercettare proprio la lunghezza d’onda dell’infrarosso e di tutta l’energia che viaggia trasportata da queste onde.

Va da se che, se la sua concentrazione aumenta, maggiore sarà la radiazione infrarossa intercettata e quindi l’energia rimbalzata verso terra dove poco a poco si crea un surplus. Questa viene convertita e utilizzata dall’atmosfera e dagli oceani per i loro processi interni, tuttavia si arriva ad un punto in cui si ha per le mani un eccesso di energia non più utilizzabile, il quale si presenta nella sua forma più degradata, il calore. Ecco allora l’aumento delle temperature, il cosiddetto “riscaldamento globale“. E’ un po’ quello che accade quando abbiamo freddo e ci mettiamo addosso una coperta, un maglione in più.

In questa fantastica sequenza (click qui sotto all’articolo), la NASA ci fa notare l’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica avvenuta negli ultimi anni. La scala graduata in basso a destra ci aiuta a vedere quando i valori hanno superato la fatidica soglia delle 400 parti per milione. Il resto lo lasciamo alla nostra immaginazione…

Luca Angelini

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