4 December 2020

Le stazioni meteo preferite dagli appassionati

In quattro giorni di caldo, persi oltre 20 centimetri di neve sui ghiacciai

Tanta neve in quota nel mese di maggio e ora, ai primi caldi, tutto rischia di venir rovinato dall’aumento repentino delle temperature. Non c’è effetto albedo che tenga quando sulla superficie dei nostri ghiacciai il livello dello zero termico sale a quasi 4 mila metri. Il caldo accelera la trasformazione del manto nevoso il quale pertanto si appesantisce per aumento dell’acqua all’interno, perde le sue caratteristiche isolanti e inizia a fondere mettendo allo scoperto lo strato di ghiaccio sottostante.

A titolo di esempio citiamo i dati di MeteoTrentino riferiti a Capanna Presena, quota 2.735 metri, dove dal 31 maggio al 3 giugno si è passati da uno spessore del manto nevoso di 369 centimetri a 342 centimetri. Sulla Marmolada, a Sass del Mul, si è passati da 271 a 250 centimetri.

Il manto nevoso superficiale riesce invece a tenere a quote superiori a 3.500 metri (vedi foto qui sopra riferita al rifugio Gnifetti), soprattutto nei comprensori svizzeri e valdostani, anche grazie ai temporali delle ultime ore, che però si sono portati via tutta la neve in basso. Pensate che in un mese a Plan Maison 2.561 (sopra Breuil-Cervinia) in meno di un mese (dal 5 maggio al 3 giugno) sono andati persi 112 centimetri di neve, quasi 140 centimetri a Cime Bianche (2.812 metri).

Per chi frequenta l’alta montagna ricordiamo che questo periodo di transizione stagionale è particolarmente delicato, soprattutto in caso di eventi atmosferici brevi ma intensi come i classici temporali estivi. La rapida fusione del manto nevoso dopo le abbondanti precipitazioni di maggio, crea instabilità soprattutto nei terreni d’alta montagna compresi tra 2.500 e 3.500 metri, dove possono manifestarsi frequenti cadute di sassi, colate e smottamenti.

Luca Angelini