12 November 2018

Incidenti in MONTAGNA: quel limite sottile tra ardimento e suicidio

Succede ogniqualvolta abbiamo direttamente a che fare con qualcosa molto più grande di noi; quel margine che divide gli opposti sparisce e ti lascia davanti al bianco o al nero. Non esiste una via di mezzo, non esiste una misura; o sei su o sei giù, o sei di qua e o sei di là, prima è tutto e poi è niente e viceversa. E nessun luogo come l’alta montagna trasmette a tutti coloro che sanno apprezzarla questo prezioso insegnamento.

Le Guide, i professionisti della montagna, questo lo sanno bene e sono consapevoli di essere acrobati, sempre in bilico, e non solo su creste o cime, ma soprattutto sul delicato equilibrio tra le gestione dei pericoli oggettivi (quelli della montagna) e di quelli soggettivi (quelli che dipendono da noi). Una gestione matematicamente fredda ed inflessibile, una visione della realtà a geometria variabile, che va ad infrangersi inevitabilmente contro la passione per quei luoghi meravigliosi, un bilancino sensibilissimo che deve saper cambiare istante per istante, proprio come fa il tempo sopra le nostre teste e come fa il terreno sotto i nostri piedi.

Il rischio zero non esiste, e non solo in montagna, ma dovunque. Il rischio però si può gestire. Attraversare a piedi un’autostrada può comportare conseguenze fatali (e infatti nessuno lo fa) e attraversare in infradito un ghiacciaio? E salire ad oltre 4 mila metri senza sapere benchè minimamente che tempo farà? Che tempo ha fatto? In quali condizioni si trova la nostra montagna? Qui l’errore non è ammesso, eppure qualcuno non ci pensa e le conseguenze son tutte quelle croci che si trovano proprio sulle nostre montagne, poste a ricordare coloro che di li son passati senza più ritornare.

Chi ama la montagna si deve dividere tra la forza di gravità che porta tutto verso il basso e una passione che la vince salendo alta verso il cielo. Quel “quid” in più di chi va in giro per monti sta proprio nel saper percepire questo sottile filo di passaggio, quel diaframma imponderabile tra sole e gelo, tra luce e buio, quella livrea invisibile tra gioia e tragedia, tra il vivere quel momento come se non ci fosse un domani e perdere quell’istante che impedirà al domani di arrivare.

Andiamo allora in montagna sereni ma consapevoli, sicuri ma rispettosi, arditi ma prudenti, perchè la montagna non ha fretta, rimane li ad aspettarci e a nessuno interessa quel che non potremo mai raccontare.

Luca Angelini

Incidenti in MONTAGNA: quel limite sottile tra ardimento e suicidio