22 November 2017

Incredibile: incendi a due passi dall’Artico, il fumo attraversa la Siberia

La Yakuzia, il Paese tipo per i sognatori del freddo estremo, noto per essere uno dei luoghi più gelidi dell’emisfero nord, è una repubblica russa posta nella Siberia orientale. Nota per i suoi inverni estremi, con temperature che hanno raggiunto anche i 60 gradi sotto lo zero, è la culla della rinomata figura atmosferica ricolma di aria gelida, l’anticiclone russo-siberiano.

Ebbene, se il gelo invernale imprigiona tutto quanto, trasformando lo sterminato bassopiano siberiano in un vero e proprio freezer, dove le precipitazioni – a causa della scarsa umidità data dalle basse temperature – sono molto scarse, l’estate ravviva questi luoghi diventando la stagione più piovosa dell’anno.

Ma il clima è cambiato anche da quelle parti anzi, soprattutto lassù in prossimità del Circolo Polare Artico, dove il progressivo arretramento delle superfici innevate e il depauperamento del relativo permafrost (terreno ghiacciato in profondità), ha modificato l’effetto albedo e il carico termico a disposizione. Ora le temperature invernali, ma anche estive, riescono a salire più di un tempo, mostrando a volte profonde anomalie, con relativo mutamento anche degli schemi meteorologici di circolazione, soprattutto laddove un tempo c’erano ghiacci perenni e ora solo tundra.

Questo ha fatto si ad esempio che dallo scorso mese di luglio, il paese del gelo per eccellenza stia andando a fuoco esattamente come la ben più torrida Italia. Secondo alcuni autori il rogo innescatosi il mese scorso e ancora attivo – le immagini satellitari allegate si riferiscono allo scorso 8 agosto – è uno dei più vasti mai verificatosi a quelle latitudini.

Pensate che la scia di fumo ha attraversato la Siberia da ovest verso est per diverse centinaia di chilometri finendo addirittura sin sull’oceano Pacifico. Di sicuro ciò non cambierà direttamente le sorti del tempo sull’Italia tuttavia, un evento di tali proporzioni – in un ambito climatico in così rapido mutamento su un ecosistema così delicato – qualche sana preoccupazione certamente la dà.

Luca Angelini

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