1 October 2020

Informazione meteo in Italia: deficit o eccesso?

Previsioni, scoop, proclami: a prima vista sembrerebbe una grande abbuffata di notizie, e in effetti lo è, ma se tanto mi dà tanto, quel che manca è certamente la qualità. La notizia di qualche tempo fa della messa in quiescenza dell’ultimo dei tre docenti universitari di ruolo in meteorologia, ha di fatto messo KO la meteorologia alla fonte.

Una vergogna tutta italiana, forse una delle tante, e come si conviene, la mancanza di regole genera un profitto ingiusto, quello di chi si arroga il diritto di usurpare il titolo di Meteorologo senza aver conseguito adeguata formazione. Il risultato? Una grave dispersione dell’informazione meteorologica, una scarsa qualità della stessa e una paradossale fuga di cervelli oltre confine, dove la Meteorologia ha le sue regole.

Fare meteorologia è molto dispendioso, poichè sono necessarie strumentazioni e tecnologie estremamente sofisticate, il che fa di questa materia, allo stato attuale, poco remunerativo. Questo fa si che l’ultimo anello della catena, quello editoriale, sia l’unico redditizio, ma poggi praticamente sul nulla: le agenzie di stampa pescano sapientemente ora questa ora quella indicazione, ed ovviamente le notizie più spinte riscuotono gran successo. In altre parole, un eccesso di informazione che equivale ad un deficit.

Così, mentre un team internazionale di ricercatori, capeggiati da Miguel Onorato, fisico dell’Università degli Studi di Torino, portava a compimento uno storico lavoro che superava dopo oltre 60 anni il cosiddetto “paradosso di Fermi-Pasta-Ulam” sulla termalizzazione (simulazione della conduzione del calore nei corpi solidi),  il Professor Tibaldi, l’ultimo docente di Meteorologia all’Università di Bologna, lasciava con amarezza nel 2015. Dopo aver prestato la sua opera presso il Centro Europeo di Reading (Inghilterra), aveva cercato di far qualcosa per la Meteorologia italiana che solo da qualche tempo a questa parte sta iniziando a rialzare la testa, con l’Emilia Romagna e il Trentino come centri nevralgici.

Prima il data center dell’ECMWF a Bologna, poi la certificazione che abilita i professionisti, quindi l’asse con le Università di Roma e di Trento che riunisce tutti nell’AISAM (l’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia). Insomma, una scienza che ha tutte le carte in regola per risorgere e affossare la disinformazione… prima o poi…

Luca Angelini

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